Goran Bregović in concerto a Verona

Una deflagrazione di musica, passione e carisma, ecco cos’è Goran Bregović.

Per la prima volta a Verona, nell’affascinante cornice del Teatro Romano, il musicista ha deliziato, intrattenuto, fatto commuovere e ballare il pubblico, di ogni età, che affollava l’arena.

Goran Bregović, bosniaco, influenzato dall’infanzia trascorsa a Sarajevo, ove entrò a contatto con tutte e tre le culture, nazionalità e religioni che formavano (e formano) la Bosnia ed Erzegovina, rimase sempre affascinato dalle potenzialità espressive della commistione di tradizioni differenti.

È stato una sorta di rock star nell’ex Jugoslavia negli anni Settanta e Ottanta, per poi iniziare la carriera di compositore di musiche cinematografiche.
Oltre a questo, tuttavia, continuò nelle proprie sperimentazioni musicali, dando vita a brani di genere indefinibile, che mescolano tradizione del proprio paese, suggestioni jazz e rock e neo classiche, e musiche gitane, non senza talora attingere anche da spunti di altri paesi.

Fu spesso molto criticato per questa “combinazione”, in particolare per il fatto di non essere gitano e utilizzare sonorità della loro musica tradizionale solo per motivi commerciali.
Bregović si è sempre difeso sostenendo che una certa sensibilità di quel popolo la ritrovava anche nel proprio Paese.

Negli ultimi anni, Bregović calca le scene internazionali con la sua Wedding and Funeral Orchestra, formata da archi, ottoni, un batterista, due cantanti donne in costume folcloristico, un coro maschile.
E lui, ovviamente, al centro della scena, chitarra in mano, e con il suo immancabile completo bianco che ricorda alcuni abiti gitani, che coordina le fila dello spettacolo.

La sera a Verona ha visto alternare brani tratti dalla colonna sonora de La Reine Margot (film che amo, oltretutto) e dai suoi dischi – come ad esempio Champagne for the Gypsies, Ederlezi x Four, nonché un brano, quello finale, dal suo album di prossima uscita.

Nella sua apparente semplicità, il concerto è uno show di straordinaria energia che via via coinvolge in maniera dirompente tutto il pubblico: in modo sorprendente e quasi magico, gli spettatori sono stati sedotti dal ritmo.

La musica ha trascinato tutto il teatro in un’esperienza comune, emozionato ascoltando i brani più intensi e pronto a ballare sulle musiche più frenetiche.
E proprio questa è l’emozione che Bregović vuole trasmettere: far vivere alle persone un’esperienza comune, un’emozione condivisa, che vada oltre ogni differenza. E questo si è indubbiamente percepito: la bellezza della musica, come essa sappia unire e far apprezzare tutti i valori e la ricchezza di ogni cultura.

È stato meraviglioso diventare parte di questa entità emotiva, lasciandosi trasportare da pezzi molto intensi, farsi guidare da Bregović nel cantare alcuni refrain, così come sciogliersi e ballare (sì, pure io, sembra incredibile) insieme a tutti i presenti, ebbri di musica ed entusiasmo.

I brani, che conoscevo solo in parte (ma ho già rimediato), sanno toccare davvero le corde profonde dell’animo.
Bregović affonda le radici della sua arte in una cultura intinta di un passato straziante, violenza, passioni decise, voglia di vivere ma anche nostalgia da sradicamento, e tutto questo si percepisce chiaramente in ogni nota, che crea un mix unico e incantato di palpabile nostalgia, amore per la vita e la propria terra, voglia di far festa – quasi a esorcizzare la paura, l’incertezza, il domani.

Serata meravigliosa.
Avrei voluto non finisse mai e abbandonarmi alla musica fino all’alba.

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