Philip Roth, “Nemesi”

nemesi_1296522639Io e il buon Philip non riusciamo a pigliarci granché. Con alcuni scrittori mi succede: ne riconosco il valore, ma i loro scritti, è inutile, non riescono a piacermi davvero.
In ogni caso, in qualità di “testa di musso” (caparbia, NdA), ogni tanto persevero!

Roth presenta in questo romanzo una guerra nella guerra.
Se sullo sfondo vaghi sono gli echi della seconda guerra mondiale, in primo piano c’è una terribile epidemia di poliomielite che colpisce la cittadina di Newark.
La malattia e la morte colpiscono impietosamente e senza distinzioni (come la peste di manzoniana memoria), portando dolore, sconvolgimento e paura (non senza qualche fobia collettiva, il timore del contagio che raggiunge livelli tremendi quanto l’individuare ovunque possibili untori) nella comunità.

Quando vivi a bordocampo, l’adolescenza diventa dolorosa.

Tuttavia, non è solo o tanto la malattia al centro della trama, bensì la posizione degli uomini di fronte a tutto ciò e in questo è rappresentativa la figura di Bucky Cantor.
Bucky, insegnante di educazione fisica di giovani ragazzi, vive in modo particolarmente intenso la tragedia che si sta consumando, ma ne fa un fatto personale, logorandosi nel chiedersi quanto sia anche sua responsabilità di ciò che è accaduto, cosa avrebbe potuto fare per limitare i danni, aiutare di più.
Un pensiero che lo consuma sempre più e proporzionalmente fa crescere a dismisura il senso di colpa (sì, colpa, più che impotenza).

E la colpa è uno dei temi fondanti del libro, nel suo essere così precisa per quanto riguarda il crimine, ma altrettanto indeterminata, in un caso come questo, relativamente all’imputato.
Chi è davvero il colpevole? Dio, la Natura, l’uomo, il singolo…?
Allo stesso modo, chi sono i nocenti e gli innocenti?

Non viene resa, ovviamente risposta, e la voce narrante si scosta da Bucky, che non si sa perdonare – ma in fondo non dovrebbe perdonarsi di nulla, se non di andare avanti dignitosamente, forse.

L’ultima parte è quella che ho preferito, molto densa di contenuti.

Ho trovato molto interessante come il romanzo contenga spunti che trovai nello studio della Storia della Colonna Infame di Manzoni, ma anche in alcuni stralci critici al riguardo che in precedenza aveva stilato Giuseppe Parini – sulla dualità e senso di giudice/imputato, sull’isteria collettiva nelle epidemie, su chi davvero sia nocente e innocente.

My rating: 3.5-4/5

Philip Roth
Nemesi
Ed. Einaudi
Trad. Norman Gobetti

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5 pensieri riguardo “Philip Roth, “Nemesi”

    1. Credo ogni lettore abbia il cruccio di non riuscire ad apprezzare alcuni autori (di letteratura, più che di narrativa) che “dovrebbero” dirli qualcosa. 😀

  1. Ho sia Nemesi che Pastorale americana pronti da leggere. Vedremo che effetto mi farà lo stile dell’autore. Magari inizio con Pastorale, forse vado più sul sicuro…

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