Arno Camenisch, “La cura”

9788899911041-mainAscoltare un autore parlare dei propri romanzi e di sé è spesso un’esperienza rivelatoria: è possibile scrutarne brandelli d’anima attraverso sguardi o movenze, carpire tra le parole e i silenzi quanto di autentico oppure di accademico venga riversato nella parola scritta, intuirne passione, ideali oppure soppesati artifici e affettazione.

La presentazione dell’ultimo romanzo di Arno Camenisch, La cura, uscito in italiano per Keller, è stata un’esperienza memorabile, tanto semplice, quanto intensa e coinvolgente.
Camenisch trabocca di passione per la scrittura, per ciò che scrive, per la vita percepita come qualcosa da osservare, intensamente ma anche con un sorriso, di cui meravigliarsi, su cui riflettere e, non da ultimo, che vale la pena narrare.

Tutto questo si riflette perfettamente in ciò che scrive: sotto un’apparente semplicità, leggerezza e ironia, si cela una lettura stratificata che affronta i temi fondanti della vita, i sentimenti e le pulsioni dell’animo umano.

Quando ho preso in mano La cura e letto la quarta di copertina mi aspettavo una cosina scorrevole, un gradevole passatempo, invece mi sono trovata rapita da un libro che nonostante la brevità, ha una forza incredibile, è di una bellezza che ammalia, avvolge, ma anche graffia e fa riflettere – e questo in maniera così discreta che se non si ha voglia di soppesare ogni scena o parola, si può leggere la storia anche solo per la sua piacevolezza superficiale.

Il romanzo ha per protagonista una coppia sposata da molti anni, fresca di pensione e quindi nell’autunno della vita, che ha vinto una vacanza di quattro giorni in un hotel di lusso in Engadina (Svizzera).
La narrazione è portata avanti tramite il susseguirsi di 47 quadri, ovvero scene nelle quali si ritraggono momenti del viaggio di marito e moglie.

Fin dalle prime pagine è evidente quanto i due siano differenti, quasi agli antipodi: lei perfettamente curata, che vede quel viaggio come una benedizione, la pensione come l’inizio di una nuova vita, guarda tutto ciò che la circonda con stupore e ammirazione. Lui, al contrario, vede potenziali tragedie in ogni cosa, continua a nominare la morte, non si sarebbe mai voluto allontanare da casa.
Lei con il suo abito di lustrini nuovo, le scarpe da trekking acquistate per l’occasione; lui con l’inseparabile sacchetto di plastica, dal quale – quasi magicamente – tira fuori ogni cosa (cibo di ogni tipo, una torcia, un sonaglio per scacciare i lupi, l’inseparabile radio con l’antenna rotta…).

Sembra impossibile che una simile coppia sia sopravvissuta a più di trent’anni di matrimonio, tanto più che tra loro pare sussistere a volte una certa incomunicabilità: lei discorre della bellezza del panorama, lui ne scorge segni funesti. Eppure, qualcosa di profondo ancora li unisce: la vita trascorsa insieme, il conoscersi così a fondo, forse anche il completarsi vicendevolmente.

Difatti, mi sono chiesta, sono davvero così opposti questi due personaggi, dei quali non viene mai pronunciato il nome, quasi a renderli universali, nei quali ciascuno di noi si può rispecchiare?
La meticolosità di lei, le sue azioni ben calibrate e ripetitive, l’organizzazione perfetta, sono, a mio avviso, un modo diverso di affrontare i timori che attanagliano anche l’uomo (l’imprevedibilità, talora minacciosa, della sorte, l’età che avanza e che sembra scavare un vuoto interiore da silenziare con la radio o il campanello, o anche cercando di avere tutto sotto controllo… nell’immancabile sacchetto). D’altra parte, quando una sera di festa, lui un po’ brillo si lascia andare e inizia a ballare appassionatamene con la moglie, dimostra di non essere un uomo arido, vuoto, tutt’altro, ma la quotidianità, le privazioni, aver dimenticato di avere dei sogni, lo hanno portato ad aggrapparsi a poche certezze che lo rendono contento del poco, piuttosto che rischiare, lasciarsi andare.

Il suo evocare la morte di continuo, vedere cataclismi possibili in ogni nuvola od ombra, tenersi ben aggrappato alle cose materiali, non sono segni di un cupore interiore o di radicale pessimismo, bensì mi sono parsi un meccanismo psicologico per esorcizzare il male, l’incertezza, le proprie paure.
Al contempo, l’atteggiamento di lei evoca la possibilità che ci sia ancora un domani da costruire, da vivere, nonostante tutto – mirabili le pagine nostalgiche ove la donna rammenta ciò che avrebbe desiderato (un negozio di fiori…), ma che per le vicissitudini della vita non ha realizzato.

Come ha affermato l’autore stesso, entrambi i protagonisti sono personaggi vulnerabili, perché solo in questo modo sono accessibili, possono essere osservati e raccontati in tutta la loro tridimensionalità, completezza e, talora, anche contraddizioni. E sono esposti tanto più ora, in vacanza, ovvero lontani dalla loro sicura e ordinaria routine, precipitati in mezzo all’inatteso, devono gestire l’eccezione, lo straordinario, mettersi forzatamente in gioco.
Protagonisti eccentrici, forse un po’ limitati, ma mai caricature: pur nella loro semplicità, l’autore conferisce loro il compito di impersonare l’ampio spettro e la profondità delle emozioni umane, delle aspirazioni e desideri, che potenzialmente possono appartenere a chiunque.
Proprio perché investiti di una sì importante missione, la tensione viene stemperata con la sottile ironia, con pennellate di adorabile leggerezza, per insegnare a sorridere delle nostre mancanze e difetti, della realtà stessa, per alleggerire il passato, le disillusioni, e prendere per mano ogni istante, pur nella sua vulnerabile fragilità, nella sua impalpabile caducità.

E l’autore più che mai è vicino a suoi personaggi, lo si percepisce dall’empatia che filtra dal modo di descriverli, di farli interagire e dialogare, ma anche per un fine gioco metaletterario, con cui Camenisch si insinua fugacemente in alcune scene: lo scrittore non è solo spettatore, ma compartecipa dell’ambiente e della vita dei suoi personaggi, che, in quanto assoluti, rappresentano qualcosa anche di lui stesso.

È forse questa “la cura” del titolo? L’autore non ha voluto sciogliere il mistero, sostenendo che alcuni dettagli sono come la poesia, richiamano un’immagine ma non dipanano l’essenza dell’enigma. Sta al lettore darne un’interpretazione, forse corretta, forse no, ma che si accordi alla propria sensibilità, al messaggio che si è colto dalla lettura.

Tutte le scene si susseguono speditamente, con levità ma accorta calibrazione di ogni immagine e parola, e fanno immergere sempre più nelle dinamiche di questa curiosa coppia, nella personalità dai tocchi bizzarri dei due protagonisti, ma anche in tutta l’ambientazione.
Lo sfondo sono le montagne dei Grigioni ed è innegabile che tutti i personaggi siano strettamente legati, appartengano a quell’ambiente.

A rendere ancor più peculiare il libro, abbiamo una costellazione di altri momenti, apparizioni bizzarre, figure che emergono dal nulla e pur rimanendo sullo sfondo o accostandosi al primo piano per un breve istante, danno un senso di surrealtà inattesa, uno straniamento momentaneo. Righe che ho amato moltissimo e che non stonano affatto con il resto della narrazione, anzi, ne ampliano il respiro, rendono ancor più il senso della possibilità che si può dischiudere da ogni istante – un incontro, una parola, un ricordo, un’immagine: tutto è storia, è carico di bellezza da cogliere, svelare o anche solo immaginare. E benché la morte incomba sovrana, essa è semplicemente una parte della vita, individuale e del tutto, grazie alla quale ogni cosa acquisisce profondità, diviene unica e speciale.

Un aspetto che purtroppo si perde nella traduzione, per quanto ottimamente realizzata (grazie di nuovo all’editore per porre tanta cura e attenzione anche a questo) è quello della lingua.
Camenisch, infatti, scrive in tedesco, ma ama mescolare anche parole di dialetto e romancio nei dialoghi dei suoi personaggi, per renderli più veri, ma anche sottilmente per affrontare un tema che gli sta molto a cuore, quello della scomparsa delle lingue considerate minori, delle comunità e delle loro tradizioni.
L’autore è attento a soppesare il linguaggio, in modo tale che sia funzionale ai personaggi, a ciò che vuole esprimere, ma anche sia caratterizzato, negli accostamenti linguistici, da una musicalità peculiare, subito riconoscibile, unica.

Il finale è altrettanto particolare e straordinario: è un finale aperto, caratterizzato da immagini di straordinaria potenza, evocative e simboliche. Anche in questo caso sta al lettore sedersi accanto ai nostri protagonisti, accanto all’autore, e lasciarsi trasportare dalla visione, osservare e cercare la propria risposta.

Un finale che forse fa eco a una delle tematiche fondanti del romanzo, la morte – questa morte richiamata in continuazione dal marito, quasi in fondo a volerla liberare del suo terrifico potere e mostrarla come un passaggio simbolico, che trasmuta, si innesta alla vita e le dà significato, che permette di osservare quanto abbiamo intorno in tutta la dolorosa e magnifica profondità e bellezza.

Grazie a un’arte magistrale e a un utilizzo esemplare del modus narrandi e di simboli, Camenisch, tratteggiando una quotidianità apparentemente banale, riesce a parlare delle grandi domande della vita e della morte, condensando il tutto in poche pagine che riescono tuttavia a dischiudere un cosmo di pensieri, suggestioni, emozioni, congiuntamente a uno stile lieve e soave, ma altrettanto intenso e intriso di passione.

My rating: 5/5

Arno Camenisch
La cura
Ed. Keller Editore
Trad. Roberta Gado

Annunci

5 thoughts on “Arno Camenisch, “La cura”

    1. Grazie, Alessandra 🙂 Per me è stata una sorpresa e una scoperta; Arno mi ha conquistato, ho già preso anche gli altri suoi libri.

    1. Grazie 🙂 Sto leggendo anche gli altri libri dell’autore, mi piacciono un pochino meno di questo, ma in ogni caso propongono uno stile e un punto di vista interessanti.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...