Kent Haruf, “Canto della pianura”

haruf_canto_webNegli ultimi tempi ho sentito nominare Kent Haruf un po’ ovunque, quindi ho ritenuto il caso ritentare a leggere uno dei suoi romanzi, Canto della Pianura (dopo il primo che lessi di suo, Our Souls at Night, ero rimasta un po’ incerta).

Canto della Pianura è ambientato nella cittadina americana di Holt, tipicamente provinciale, ove tutti pressoché si conoscono. Le persone che vi abitano sono sostanzialmente semplici, nel bene e nel male, ovvero nel fatto di essere di buon cuore, generosi, oppure bigotti e malvagi.
La storia è un intreccio di quattro linee trame, che seguono un’adolescente incinta, due ragazzi che cercano di far fronte alle circostanze complicate e sfortunate dei loro genitori che stanno divorziando, il padre dei ragazzi stessi, insegnante, e, infine, due anziani allevatori.
Apparentemente non collegate, le storie sono strettamente intrecciate e si combinano non solo per lo scenario, ma soprattutto per la potenza dei rapporti e la necessità di ogni uomo di sentire e vivere sentimenti sinceri e profondi.

La prosa di Haruf è apparentemente piana, semplice, ma in realtà d’impatto e dolorosamente realistica: ritrae con immediatezza e potenza scenari e personaggi principali, nel loro essere fragili, soli, alla ricerca di un contatto umano, di comprensione.
Dallo scorrere quasi raccolto delle pagine, emerge il dramma umano dei protagonisti, che riassume quello che interiormente ciascuno si porta dentro, nel proprio silenzio, sotto la superficie della quotidianità.
Haruf parla di cose semplici, ordinarie, di gesti usuali, ma questa “normalità” diviene emblematica, simbolica e universale dei sentimenti, delle emozioni che descrive.

Così come altri grandi romanzi americani contemporanei, non sono l’uomo o la vita d’eccezione al centro della trama, che narrano qualcosa di straordinario, bensì sono vite come tante, come ovunque, che restituiscono al lettore il senso di come siano la forza in se stessi, le persone vere a rendere unico e degno di essere raccontato un giorno qualsiasi, il quotidiano.

Senza grandi climax o suspense, i protagonisti brancolano prima, poi camminano decisi attraverso le proprie giornate, difficoltà, turbamenti, talora in uno spazio-tempo che sembra sospeso, quasi a voler sottolineare la metamorfosi del “chiunque” in archetipo.

Allo stesso modo, il finale è solo parzialmente conclusivo: sta al singolo, maturato, cambiato, dopo le esperienze trascorse, proseguire a camminare, a vivere i propri giorni, a seguire il proprio cammino.

Libro davvero bello e interessante, a breve seguiranno gli altri due della trilogia (Crepuscolo e Benedizione).

My rating: 4.5/5

Kent Haruf
Canto della Pianura
Ed. Rizzoli
Trad. Fabrizio Ascari

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3 pensieri riguardo “Kent Haruf, “Canto della pianura”

    1. Se ti piace la tipica narrativa americana, quella ambientata negli Stati del centro-sud, non ti deluderà. 🙂

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