Peter S. Beagle, “Summerlong”

summerlongSummerlong, il nuovo romanzo di Peter S. Beagle, è un libro che nonostante la brevità riesce a costruire una storia efficace e coinvolgente, immersa in un tempo narrativo che prende respiro dalla sfera dei sentimenti dei protagonisti, più che essere scandito dal tempo reale.

L’intera storia, infatti, spesso sembra un viaggio introspettivo nei meandri più profondi dei personaggi, più che un susseguirsi di azioni, cosa che potrebbe far risultare l’andamento un po’ lento all’inizio, finché non si è completamente immersi nelle atmosfere che l’autore sa creare.

Questo è proprio il punto di forza che ho preferito, le atmosfere oniriche, rarefatte, spesso dal sapore agrodolce o nostalgico, che riescono a dare alla storia un’aura quasi magica, senza tempo, forse addirittura mitica – e mitica non a caso, dal momento che il mito di Persefone viene citato.

Gran parte di questo merito è dato non solo dallo stile, sempre attendo, ricercato, cesellato nei dettagli, ma anche dall’ambientazione, ovvero l’immaginaria isola di Gardner ove si svolge la storia.
Il paesaggio è descritto con vividezza, ricchezza di colori e trabocca dei sentimenti che i protagonisti riversano verso questo luogo, diventando anch’esso qualcosa di vivo, strettamente legato con la storia dei suoi abitanti.

La vita per due dei protagonisti, Abe e Joanna, è tranquilla e prevedibile. Essi sono riusciti a ritagliarsi una spazio per sé e di relativa felicità e serenità tra le delusioni e gli errori della vita.
Il loro rapporto è credibile, così come ben costruito il rapporto, spesso conflittuale, di Joanna con la figlia Lily.
A dare una scossa alle loro vite è Lioness, una giovane cameriera, quasi apparsa dal nulla, che con la sua grazie e gentilezza conquista i cuori di chiunque, addirittura il suo arrivo coincide con l’arrivo inatteso di una tiepida e radiosa primavera.
Ma Lioness è anche una figura ambigua: chi è veramente? Qual è il suo passato?

Lioness rappresenta il punto di rottura con la quiete precedente: porta con sé un mondo incantato, quasi impossibile, ma altrettanto porta a riflettere su quale sia il futuro e la felicità.
Abe e Joanna hanno trovato la loro nicchia, ma allontanando sia possibili fonti di dolore che di felicità, per timore che i sentimenti veri, forti, li facciano soffrire di nuovo. Questa sorta di stasi è una scelta, ma anche una rinuncia a perseguire quello che desiderano veramente.

Questo complesso intreccio di emozioni e riflessioni, se inseguire i sogni sia possibile, soprattutto quando ormai gli anni della giovinezza sono lontani e pressoché dimenticati, permea le pagine di malinconia, di una dolce nostalgia, di una tensione verso qualcosa di inarrivabile, di già perduto da tanto tempo.

Il romanzo non dà risposte al lettore, lascia aperte diverse domande (meglio rinunciare ai sogni per un po’ di serenità? Meglio inseguire sempre qualcosa di nuovo?).

Sugli stessi toni è giocato il finale, che giunge inatteso e quasi “troppo” realistico, sicuramente un po’ triste e amaro.

Complessivamente una gradevole lettura, dalle belle atmosfere, molto coinvolgenti, forse a tratti un po’ lenta.

My rating: 3.5-4/5

Peter S. Beagle
Summerlong
Ed. Tachyon Publications

*Ringrazio l’editore e Netgalley per avermi dato una copia dell’opera necessaria alla stesura di questa recensione*

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