Ultime letture

Dan Wells, “Bluescreen”
YA che mescola fantascienza e thriller tecnologico.
La storia non è il massimo dell’originalità, a causa anche di alcuni cliché da YA che ormai mi sono indigesti, ma per certi versi è anche passabile, tuttavia il libro, benché non lunghissimo, non è riuscito a coinvolgermi e un eccesso di informazioni non indispensabili mi ha reso alcune parti un po’ noiose.
My rating: 3/5

Elizabeth Strout, “My name is Lucy Barton”
Il fluire della storia è un tutt’uno con I pensieri e il sentire della protagonista, tanto che il lettore riesce, dopo poche pagine, a percepire il mondo di Lucy come se fosse il suo, a vedere con i suoi occhi e a scoprire le sue emozioni, il suo passato in modo incredibile.
La Strout si riconferma eccellente, capace di narrare una, o più vite, un mondo con poche pagine, difficilmente dimenticabili.
My rating: 4-4.5/5

Fiona Carnarvon, “Lady Almina and the Real Downton Abbey: The Lost Legacy of Highclere Castle”
Non fiction.
L’entusiasmo per Downton Abbey mi ha fregato, speravo di leggere un buon saggio, invece fa acqua da tutte le parti.
La componente storica è snocciolata enciclopedicamente, il ritratto dei luoghi non risalta con grande vividezza, le persone sono sbalzate più o meno discretamente, ma senza far risaltare davvero nulla, senza far emergere alcuna personalità.
Riflessioni storiche o sociali inesistenti.
My rating: 2.5/5

Nnedi Okorafor, “Binti”
Novella sf, molto celebrata e acclamata – come l’autrice, che però io digerisco male (mea culpa).
La storia non è male, ma non sopporto il sentimento di fondo che ho trovato anche il altri racconti di questa autrice, ovvero di ingiustizia razziale, conseguente rabbia/frustrazione. Detta così, si potrebbe sostenere che è un sentimento legittimo e giustificato in certi casi, ma non sopporto come lo porta avanti la Okorafor, con quel senso di sottesa superiorità incompresa e nell’auto ghettizzazione/reclusione di questi “diversi” (migliori degli altri).
Per questi aspetti voto 1, in generale 3/5

Brendan O’Carroll, “Agnes Browne mamma”
Ritratto di una donna madre rimasta vedova e con numerosa prole nella Dublino degli anni ’60.
La storia è condita di molta ironia, ma ho trovato il ritratto generale di Agnes e della società abbastanza approssimativo, forse non è il genere di stile che riesce a coinvolgermi.
My rating: 3/5

Giovanni Di Giamberardino, Costanza Durante, “Giallo banana”
Nobiltà romana decaduta, vip e reality del momento, trash in voga… più delitto.
No, il libro non è così male, ricco di ironia tagliente e talora goliardica, si fa leggere in velocità e senza pretese.
La parte del giallo/mistero è gestita così così, un po’ prevedibile e mai nessuna suspense.
Direi che gli autori hanno puntato sull’icona sociale odierna, mettendola alla berlina, e allo stesso modo hanno giocato con il genere “giallo”, tanto in voga, mettendone alla berlina i lati più stereotipati e popolari.
Gradevole, benché deprimente il ritratto sociale, ahimè, veritiero.
My rating: 3.5/5

N.K. Jemisin, “The Fifth Season (The Broken Earth, #1)”
Romanzo post apocalittico con qualche tocco fantasy e sf che ha riscosso ampio consenso.
Purtroppo non da parte mia: il world building e i presupposti sono interessanti, ma la storia fatica a decollare e come viene gestita la vicenda non mi ha convinto fino in fondo.
In ogni caso, riconosco l’originalità della trama e di tanti spunti; miei gusti a parte, di sicuro un romanzo che si distingue da altri di genere simile.
My rating: 3.5/5

Elizabeth von Arnim, “Un incantevole aprile”
Partendo dal classico spunto della vacanza estiva degli inglesi in Toscana, la Von Arnim si fa anche questa volta sottile esploratrice dell’animo umano, dei sentimenti che lo muovono, delle relazioni con gli altri.
Quattro donne diverse in vacanza in Italia, quattro vite, personalità, aspettative del tutto differenti, che però sapranno inaspettatamente intrecciarsi, farsi affascinare e toccare dalla magia del luogo.
Molto bello.
My rating: 4/5

William Makepeace Thackeray, “Le memorie di Barry Lyndon”
Tanta curiosità nell’approcciarmi a questo celebre romanzo… mal ripagata.
Il protagonista non è per nulla accattivante; speravo il suo essere un “cattivo” lo rendesse tale, invece è uno sbruffone nella prima parte e semplicemente odioso nella seconda. Nessuna evoluzione psicologica significativa.
La storia è un susseguirsi di vicende, snocciolate una dietro l’altra.
My rating: 3/5

Lorraine Heath, “In Bed with the Devil (Scoundrels of St. James, #1)”
Melody storico che parte da una sorta di retelling di OliverTwist.
Nonostante il genere, devo dire che è scorrevole e godibile, sa intrattenere un paio d’ore e condire gli stereotipi con un tocco proprio.
My rating: 3.5-4/5

Felicity Young, “Antidote to Murder” & “The Scent of Murder” (Dr Dody McCleland, #2-3)”
Proseguendo la serie, mi piace meno.
Se il secondo ancora si salva abbastanza per l’elemento storico del femminismo, nel terzo esso viene meno e se ne sente la mancanza.
I legami tra i personaggi talora sono un po’ stereotipati e sdolcinati, i personaggi non troppo vivaci, sembrano bloccati in se stessi e man mano si fanno poco accattivanti.
My rating: 3/5

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