Alexander Chee, “The Queen of the Night”

17608917-_sy540_Avevo adocchiato The Queen Of The Night di Alexander Chee già negli elenchi delle uscite di quest’anno, mi aveva subito ispirato ed ero in trepidante attesa di leggerlo.
Grazie a questa arc, ho potuto leggerlo addirittura in anticipo e… gioia pura, perché l’ho trovato meraviglioso a dir poco.

Premetto che mi rendo conto non sia un romanzo per tutti, né che possa facilmente piacere su larga scala: la storia si svolge in modo lento, è narrata dal punto di vista della protagonista e con uno stile tra narrazione standard e flusso di coscienza, la forma è ricercata, evocativa e sembra quasi appartenere ad altri tempi, ai grandi testi di fine ottocento.
Insomma, se non piace il tema, non si è ben predisposti o non si entra in sintonia con la protagonista, trovo difficile, ma comprensibilmente, che si riesca ad apprezzare questo libro. È una lettura che richiede attenzione.

La protagonista è l’ultima sopravvissuta di una famiglia di contadini molto religiosi del Minnesota, sterminati da una terribile febbre.
Lilliet Berne“, così si ribattezza la nostra protagonista da un nome visto su una lapide, rimasta orfana, decide di salpare per l’Europa, cercare di raggiungere la Svizzera dove abiterebbe una sua zia.
Raggiunta Parigi in totale povertà, Lilliet cerca un modo per racimolare qualche soldo per mangiare, dormire e poi raggiungere la Svizzera.
Tra le varie maschere che indossa per sopravvivere, diventa cavallerizza in un circo, una cortigiana di alto livello, una cameriera per l’imperatrice di Francia, una spia, e, infine, un “Falcon“, il più raro tipo di soprano, ma confronti, passi falsi, e occasioni sprecate segnano la sua esistenza, in procedere altalenante della sua fortuna e delle sue sventure.
Al culmine della sua fama, uno scrittore le porta un libro che ha intenzione di trasformare in un’opera lirica, sperando che lei accetterà il ruolo di protagonista. Leggendolo, Lilliet si rende conto con orrore che il personaggio principale non è altri che lei stessa, la sua storia e tutti i suoi segreti che soltanto pochissime persone conoscevano.
Per scoprire chi l’abbia tradita, la protagonista rievoca il suo passato e le persone che l’hanno conosciuta, come un tenore ossessionato da lei, un Contessa che la sfrutta, la sua unica vera amica, e il suo unico amore.
La storia vede sullo sfondo la Restaurazione, la guerra franco-prussiana, la Comune di Parigi e la Terza Repubblica, con cammei nei quali compaiono Verdi, Bizet, P.T. Barnum, George Sand e altri.

Quella di Lilliet è una storia straordinaria, ma che invece di essere raccontata come un succedersi di eventi, segue l’interiorità della protagonista, ciò che sente, ciò che vede, è una storia in stile barocco, che va dalle pianure sconfinate del Minnesota ai grandi e lussuosi palazzi d’Europa, passando per circhi, bordelli, regge e teatri.

La vita di Lilliet è un susseguirsi di incarnazioni, maschere, espedienti per sopravvivere, ma anche una ricerca di se stessa, del suo ruolo – come persona, donna e come soprano –, una serie di morti e rinascite, ogni volta uguale e diversa.

Nonostante lo sviluppo della narrazione sia abbastanza lento, esso è maestoso, ricorda davvero una sinfonia imponente, e riesce ad accattivare il lettore con sorprese e capovolgimenti improvvisi, coincidenze straordinarie − talora al limite del plausibile, ma di sicuro effetto.

The Queen Of The Night ha l’andamento davvero di un’opera, che riesce a raccontare tutto lo spettro sociale, dei ricchi e dei loro saloni sfavillanti, così come dei poveri, di bui pertugi e celle fredde, oltre a includere storia, personaggi realmente esistiti, nonché un amplissimo spettro di emozioni e di reazioni/azioni umane, dalle più becere alle più nobili, sempre coinvolgendo il lettore con uno stile unico e voluttuoso.

In questo senso, come pochi altri libri recenti, l’uso di Chee del romanzo è decisamente “retro”.
Oltre alla variegata vicenda, Chee convoglia il suo messaggio ponendosi domande sull’identità, il potere, la scrittura stessa.

Sembra quasi si essere di fronte a un meta-romanzo, quando si legge di Lilliet e dei ruoli che interpreta, non solo sul palco, ma anche nella vita. Sorprendentemente ciò non le fa smarrire del tutto se stessa, anzi, attraverso le sue diverse incarnazioni – sul palco, nei palazzi, per la strada –, riscopre tutte le sfaccettature di se stessa, delle sue potenzialità, della sua forza interiore, tanto che alla fine la domanda non sarà più “Chi sono io?“, ma piuttosto “Cosa e chi potrei essere?“.
E la sua voce, altro elemento fondante, se dapprima è qualcosa di inviolabile, da preservare, il mezzo per realizzare un sogno, poi diviene parte integrante di lei e della sua evoluzione, una delle tante peculiarità che la caratterizzano, a non l’unica: Lilliet non è solo la sua voce, è la sua storia e ciò che decide di vivere, di essere.

Questa evoluzione e presa di consapevolezza costeranno tantissimo alla protagonista (perdite, intrighi, tradimenti, costrizioni, povertà, sofferenze), quasi Chee volesse più volte rimarcare quanto la libertà si paghi a caro prezzo, ma ne valga sempre la pena.

Libro assolutamente unico, raro e che ho adorato – rimarrà con me molto a lungo.

My rating: 5/5

Alexander Chee
The Queen Of The Night
Ed. Houghton Mifflin Harcourt

*Ringrazio l’editore e Netgalley per avermi dato una copia dell’opera necessaria alla stesura di questa recensione*

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2 thoughts on “Alexander Chee, “The Queen of the Night”

    1. Chissà, magari lo tradurranno in italiano (anche se per il momento la vedo difficile, è appena uscito e la CE è indie, benché il romanzo abbia fatto ben parlare e parecchio). 😉

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