Guillermo del Toro, “Trollhunters (Trollhunters, #1)”

Il nome di Guillermo Del Toro è stato come una calamita e mi sono precipitata a richiedere l’arc. Inoltre, un paranormal che avesse come protagonisti i troll è di certo qualcosa di originale.

La storia si apre a San Bernardino alla fine del 1960, allorché quasi 200 cento bambini scomparvero in quello che divenne noto come l’epidemia cartone del latte (poiché le foto dei bambini scomparsi venivano stampate sui cartoni del latte, appunto). La situazione fece scattare il coprifuoco per tutti i bambini dopo il tramonto, ma il giorno del compleanno di Jack Sturges, lui e il fratello Jim si attardano sulle loro biciclette. Nei pressi dell’Holland Transit Bridge, Jim perde di vista il fratello e prova a cercarlo, ma dalle ombre sotto il ponte ne esce uno spettacolo terrificante: nere pellicce, corna, artigli e denti enormi, che inseguono Jim fino a casa quel giorno − e mentre lui riuscì a sopravvivere, del fratello maggiore Jack non rimase traccia.
Anni dopo, il figlio di Jim, Jim Sturges Jr., ha quindici anni e vive solo con il padre, che per l’antico terrore vive in uno stato che potremmo definire paranoico per il terrore del buio e quello che nasconde. Serrande rivestono le finestre della loro casa, dieci serrature chiudono la porta di ingresso, luci e telecamere di sicurezza sorvegliano l’esterno.

Jim ritiene il padre folle, finché una notte viene trascinato attraverso un pertugio sotto il letto e vede il suo primo troll. Non solo uno, molti, e persino il perduto zio Jack, che in qualche modo altrettanto è rimasto giovane come il giorno in cui è scomparso.
È Jack a rivelare al ragazzo che Sturges appartiene a una linea di Trollhunters, che la battaglia tra umani e troll è andata avanti per secoli, e che lui è il prossimo a doversi assumere questo compito.
Jim dovrà quindi, insieme all’amico Tub e a due troll buoni, affrontare i troll che vogliono prendere il sopravvento, tra battaglie, vittorie e sconfitte, momenti divertenti e altri drammatici.

Trollhunters fa parte dei romanzi incentrati su bambini/adolescenti la cui vita viene sconvolta e sono gravati dal compito di salvare il mondo, spesso in un contesto paranormal.
Questo libro rispecchia perfettamente questa classificazione e, anzi, per com’è strutturata la trama e sono caratterizzati i personaggi, non ci sarebbe molto altro da aggiungere. Se si toglie la novità dei troll come co-protagonisti, il resto rimane nella scia del troppo visto o letto, con un andamento narrativo alquanto prevedibile.
Non significa che la lettura sia noiosa, è tutto sommato scorrevole e il romanzo è scritto decorosamente, ma dopo un terzo diventa alquanto scontata.

Eppure nelle intenzioni dell’autore Trollhunters voleva scostarsi dai canoni ed essere decisamente più orrorifico.
Sinceramente, non ho trovato nulla di davvero inquietante o horror, ad eccezione di alcune descrizioni ed atmosfere dei primi capitoli, che sono decisamente più cupe rispetto al resto. C’è qualche altra efferatezza, ma nulla che susciti chissà quale senso di disagio, terrore o disgusto.

La parte più interessante sono i troll. Descritti un po’ secondo i canoni della tradizione, un po’ come creature mostruose, un po’ come esseri bizzarri e talora anche un poco tardi, se ne ha una varietà davvero eterogenea, da quelli che somigliano al folklore ad altri più simili ad alieni, alcuni buoni, altri crudeli.

Un libro che si fa leggere abbastanza gradevolmente, non impegnativo, che ha degli aspetti brillanti e simpatici, ma a mio avviso perde molto sul fronte della prevedibilità e stereotipizzazione dei personaggi e degli eventi.

My rating: 3-3.5/5

Guillermo del Toro
Trollhunters (Trollhunters, #1)
Ed. Hot Key Books

*Ringrazio l’editore e Netgalley per avermi dato una copia dell’opera necessaria alla stesura di questa recensione*

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