Libba Bray, “Lair of Dreams (The Diviners, #2) “

Uno dei romanzi da me più attesi dell’anno è proprio Lair of Dreams di Libba Bray, seguito dell’originale e accattivante The Diviners (uscito ben tre anni fa, sigh).

Si torna ad immergersi nella New York degli anni ’20, dopo la Guerra ma prima della Depressione. È la città più viva e sfavillante, tra feste, jazz, flapper, moda e follie, ma anche la metropoli che risente maggiormente dell’immigrazione degli ultimi decenni, quindi alle prese con diverse etnie di persone, divari economici e sociali.
Oltre, naturalmente, a un lato più oscuro ed esoterico, quello degli strani fenomeni “paranormali” che talora si verificano inspiegabilmente, nonché la rivelazione che i “Diviners” non sono soltanto una vetusta leggenda.

Lair of Dreams si colloca temporalmente poco dopo la fine del precedente libro.
Evie, la Diviner più celebre, ora utilizza le sue abilità come veggente per uno show radiofonico tutto suo, trascorrendo il tempo libero apparentemente spensierata partecipando a tutte le feste più “in”.
In realtà, gli incubi non la hanno mai abbandonata e il suo modo di apparire e comportarsi è per lo più un bisogno nato dal soffocare i terribili ricordi di quando recentemente accaduto e mettere a tacere le angosce e il turbamento dei sogni.

L’inizio della storia e il suo focus, tuttavia, non sono tanto su Evie, quanto sulla “malattia del sonno” che sta dilagando, prima a Chinatown poi un po’ ovunque (soprattutto nelle borgate più popolari), e su due Diviner in grado di camminare nei sogni, Henry e Ling.

L’idea di questa malattia del sonno, causata da creature che sembrano nutrirsi dei sogni delle persone e celarsi nei tunnel sotto New York, è avvincente e davvero inquietante, soprattutto nel modo in cui è descritta.
La Bray è molto abile nel descrivere gli elementi occulti e soprannaturali in modo meravigliosamente raccapricciante, ricorrendo spesso a spunti del paranormale ed esoterico classico, senza cadere in cliché o negli standard del filone urban fantasy “scadente”.
L’autrice, infatti, riesce a far leva sulle paure individuali e a ingrandirle fino a renderle “mostruoso”, inoltre mostra come la fobia per l’espandersi del morbo diventi una patologia sociale – ad esempio, iniziano a verificarsi scontri e discriminazioni verso le diverse etnie, in particolare quella cinese, poiché la si crede portatrice della malattia.

Molto interessante, inoltre, aver allargato il cast di personaggi, incredibilmente variegati per tipologia e psicologia, ben caratterizzati.
Tra i personaggi troviamo uomini e donne, di diversa estrazione culturale ed etnica, cosa che mostra diversi aspetti del periodo storico e sociale e della città stessa, soprattutto le sue profonde contraddizioni.
Uno dei personaggi che meglio incarna questo aspetto del romanzo è Ling: metà cinese e metà irlandese, disabile, amante della scienza, cocciuta e decisa a trovare la propria strada nonostante le sue condizioni ed estrazione sociale.

La trama è ben congeniata e avvincente, tuttavia nel complesso ho trovato troppo ampie le parti dedicate ai sogni lucidi di Henry e Ling rispetto al resto, capitoli che si sarebbero potuti ridurre un po’ senza perdere nulla in gradevolezza e comprensione.
Capisco che siano loro i protagonisti del romanzo, ma si sente la mancanza di sapere qualcosa di più di Evie e gli altri personaggi già conosciuti. Ad esempio, si scoprono nuovi e inattesi retroscena su Sam, ma sono ben meno approfonditi rispetto ad esempio al rapporto tra Henry e Louis (troppo sviscerato e tirato per le lunghe).
Questo, a mio avviso, si risente anche nel finale: l’ultima parte della storia è traboccante di eventi, forse un po’ affrettati per condensarli tutti nel finale. Si sarebbe potuto equilibrarli meglio durante la seconda metà del libro, oltre a, come detto, bilanciare anche lo spazio per i diversi protagonisti.

Benché mi sia piaciuto un po’ meno del predecessore, anche Lair of Dreams è un romanzo considerevole, sfaccettato e avvincente, che pur essendo di stampo fantastico, poggia su un’ottima ricostruzione storica.
Sperando che il prossimo della serie non si faccia attendere tanto!

Una nota di demerito, però, all’editore per la scelta (anzi, il cambio) della cover, che si pone nel solco delle tante già viste senza grande estro né personalità del genere paranormal/urban fantasy, mentre il concept originale (si veda la copertina del primo) virava decisamente verso una maggiore originalità ed era più aderente all’identità del libro.

My rating: 4/5

Libba Bray
Lair of Dreams (The Diviners #2)
Ed. Little, Brown Books for Young Readers

*Ringrazio l’editore e Netgalley per avermi dato una copia dell’opera necessaria alla stesura di questa recensione*

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One thought on “Libba Bray, “Lair of Dreams (The Diviners, #2) “

  1. Sono circa a metà, però concordo che alcune parti siano troppo tirate per le lunghe (visto anche il variegato insieme di personaggi con storie da sviluppare).

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