Lucia Patrizi, “My Little Moray Eel”

Quando sento parlare di testi autopubblicati da italiani, fuggo urlando. Sì per orrore e per pregiudizio, grazie allo tsunami di testi-spazzatura che escono senza posa quasi quotidianamente.

Talora però mi lascio anche incuriosire… E rischio. E quando mi imbatto in romanzi più che validi, scritti davvero bene, curati sotto ogni aspetto, avvincenti e originali, mi arrabbio ancor di più, perché questi autori valevoli, che per fortuna esistono, dovrebbero sterminare (non essendo possibile in senso fisico, bisognerebbe trovare un altro modo…) tutta la marmaglia che fa uscire orrori improponibili, perché li danneggia come non mai.

Una perla rara è proprio My Little Moray Eel di Lucia Patrizi. Seguo da un po’ il blog di Lucia, Il Giorno degli Zombi, e sono sempre rimasta positivamente colpita dall’accuratezza e stile dei suoi post e delle sue recensioni, pertanto ho voluto provare a leggere il suo primo romanzo.

E che primo (sottolineo: primo) romanzo!

Per prima cosa, gli aspetti che dovrebbero essere scontatamente curati ma purtroppo in tanti self non lo sono affatto, in questo caso sono impeccabili: cover, impaginazione, editing, grammatica, coerenza del testo. Il tutto è professionale e curato come si addice a un vero prodotto di mercato (ricordiamo che i libri sono anche questo).

Fin dalle prime pagine sono stata catturata dallo stile peculiare di Lucia, in particolare la sua straordinaria capacità di rendere vive e vere le emozioni e le immagini. Questo sembra un aspetto scontato in narrativa, ma non tutti gli autori, anche bravi, ne sono capaci allo stesso modo e assicuro che questa autrice riesce a far venire la pelle d’oca per come fa percepire al lettore sia le emozioni dei personaggi (in particolare della protagonista), sia le immagini di quanto sta raccontando.

Dall’inizio, quando incontriamo la protagonista ormai non più giovane, la forza della narrazione, delle pennellate mai ridondanti ma decise che scolpiscono personaggi e luoghi, incanta e fa capire quanta passione quest’autrice abbia messo sia nello scrivere la storia sia in quello che racconta. Pur essendo un romanzo di matrice fantastica (post apocalittico, per la precisione), non troviamo fantomatiche e fumose terre pseudo straniere e men che meno l’insopportabile e lamentosa Mary Sue della situazione.

L’ambientazione è studiata e realistica, si capisce che i luoghi sono di base noti all’autrice, che sa bene di quello che parla, innestando su un qualcosa di reale tutta la parte fantastica.

Tutto questo giova al romanzo sotto molteplici aspetti, non da ultimo quello di farlo sembrare qualcosa di “concreto”, vero, senza forzature, ma anche di portare una ventata di novità nel genere abusato (e purtroppo alquanto orami codificato da stilemi e cliché) del post apocalittico.

Allo stesso modo, la protagonista, che ho adorato. Un personaggio femminile eccellente, realistico e tridimensionale, senza fronzoli e sdolcinatezze, ma una donna forte e completa, il cui percorso interiore e di crescita matura col progredire della storia, creando una solida empatia con il lettore. Soprattutto, finalmente, una donna che non ha bisogno per forza del salvatore/principe/amorazzo/melensaggine di turno per portare avanti e costruire la propria vita – e, parimenti, un romanzo che non sente la necessità di condire la storia con questi orpelli.

I sentimenti ci sono, forti, profondi e veri, per questo ancor più toccanti e capaci di coinvolgere il lettore in prima persona, fargli sentire ogni palpito emotivo di cui la storia è ricca.

La parte che mi è piaciuta un pochino meno forse è quella relativa al resoconto della Guerra del Mare. Non che sia scritta male, anzi, il ritmo è serrato, c’è molta azione e colpi di scena, ma forse il susseguirsi dei fatti è un po’ più freddo o distaccato, meno fluido, rispetto ad altre sezioni, e si nota leggermente più che altrove qualche ruvidità da primo romanzo – nulla comunque che rovini o disturbi la lettura.

I ricordi della protagonista da bambina e ragazzina sono memorabili, forse qui troviamo le immagini che più riescono a colpire e coinvolgere, senza contare il finale… Lo ammetto, ho letto ultime pagine con gli occhi velati dalle lacrime, mi sono commossa e sentita toccata nel profondo come solo i migliori romanzi sanno fare.

Un romanzo stupendo, scritto benissimo, fresco, che lascia – e dice – qualcosa di importante.

Non vedo l’ora di leggere il secondo romanzo di Lucia, sicura che non ne sarò delusa, perché, date queste premesse, quest’autrice non può che migliorare e meritare grandi soddisfazioni.

My rating: 4+/5

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2 pensieri riguardo “Lucia Patrizi, “My Little Moray Eel”

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