Liu Cixin, “The Three-Body Problem (Three Body, #1)”

Mi sento sempre in imbarazzo e difficoltà quando leggo un romanzo di nicchia a cui riconosco molti aspetti positivi, ben accolto dalla critica, ma che a me non è piaciuto granché.

L’autore di fantascienza cinese Liu Cixin è molto noto e pluripremiato in patria e trovo una valida idea averlo reso disponibile al pubblico internazionale grazie a questa traduzione in inglese, oltretutto d’eccezione, a firma di Ken Liu.

Ambientato inizialmente durante alcune fasi della Rivoluzione Culturale cinese, il romanzo è incentrato su un programma segreto militare che tenta di stabilre un contatto con gli alieni.
Anni dopo, uno scienziato e un detective della polizia scoprono il risultato di queste azioni, tra le quale il formarsi di un’organizzazione/setta (arruolata tramite una sorta di videogioco chiamato Three Body) che sta collaborando con  extraterrestri ostili per aiutarli a consegnare loro il nostro pianeta.

Il sunto della trama è poco significativo, ma a dire il vero l’obiettivo principale del romanzo è solo in parte la storia, marginalmente i personaggi, mentre il vero focus è l’aspetto scientifico.

Già il titolo del romanzo è esemplificativo, dato che è ispirato a un problema della meccanica classica, quello dei tre corpi, appunto.
Questo è solo uno dei temi scientifici, che insieme ad altri (nanotecnologia, ecc.) trovano ampio spazio nel libro, in particolare quando due personaggi stanno provando una soluzione tecnologica, ecco che parte puntualmente la (lunga) disquisizione scientifica (“spiegone” di alto livello – purtroppo la tendenza a spiegare più che all’azione o altro è una caratteristica del romanzo). Benché esposti abbastanza chiaramente, chi non ha una certa base (*alzo per prima la mano*) in materia, può trovarsi un pochino spiazzato o in difficoltà.
Personalmente apprezzo i libri che contengono sì parti speculative, ma dipende molto come sono calibrate nella trama. In questo caso, per me hanno parecchio appesantito la lettura e interrotto l’andamento del climax.

Lo stile del romanzo ricorda molto la golden age della fantascienza, Clarke e Asimov su tutti, pur affrontando anche tematiche più contemporanee, naturalmente. Anche questo, se da un lato è positivo, mi ha un po’ lasciato meh (forse perché amo i classici quando sono classici, di ogni genere e tempo).

Come accennavo, le idee di base sono molto interessanti. A parte la scienza, si tratta di aspetti sociali, di propaganda e ideologia, di ambiente e progresso, dei vari modi con i quali gli esseri umani si comportano in vista della futura probabile invasione aliena dal pianeta Trisolaris – analisi notevole, che mette a nudo, alla fine, le paure e le speranze dell’uomo di fronte all’ignoto, che sia una minaccia o un miraggio salvifico, direi una delle parti che ho preferito del libro.

Anche l’idea del videogioco multiplayer come strumento di reclutamento è molto suggestiva, tanto più che in questo modo ci viene mostrato il pianeta Trisolaris, la sua evoluzione e le sue problematiche, benché come tecnicamente il gioco venga presentato e trattato un po’ goffamente e con poca verosimiglianza. In più, dopo averci accompagnato lungo vari livelli (corrispondenti alle ère trascorse su Trisolaris), per accelerare il finale viene utilizzato un espediente alquanto ingenuo.

La specie aliena ha parecchi punti di vista interessanti, talora sembra metafora di ideologie o aspetti dell’umanità stessa. A mio avviso, però, verso la fine gli abitanti di Trisolaris diventano troppo simili agli esseri umani e trovo sia narrativamente una pecca − già è sempre inverosimile trattare di qualcosa al di fuori dell’esperienza umana, ma applicare a degli alieni, descritti come molto diversi da noi per storia ed esperienza, tratti psicologici alla fine troppo a noi simili non mi ha convinto.

I protagonisti, in tutto questo, soffrono. Sono mero strumento della trama, un po’ piatti, non hanno una vera caratterizzazione, un approfondimento psicologico e una crescita interiore – o, meglio, tutto questo c’è, ma in minima dose, non sufficiente a renderli individui.

Credo, tuttavia, che tante cose da me evidenziate e non apprezzate fino in fondo, siano dovute alla discrepanza culturale.
Il romanzo, si percepisce, vive e respira della società cinese e non è semplice per noi occidentali capire fino in fondo (sarebbe meglio dire “empatizzare”) con una realtà così differente, in particolare quella descritta negli anni della Rivoluzione Culrurale.

Concludendo, trovo sia un romanzo interessante, di sicuro diverso dal solito, ricco di temi ed idee valide, benché, a mio gusto, con alcune pecche che lo rendono non di immediata gradevolezza.

My rating: 3.5/5

Liu Cixin
The Three-Body Problem (Three Body, #1)
Ed. Tor Books
Trad. Ken Liu

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3 thoughts on “Liu Cixin, “The Three-Body Problem (Three Body, #1)”

  1. Secondo me invece è essenziale che ci siano spiegazioni ad alto livello… Il punto debole della fantascienza è che si “inventa” un po’ troppa scienza a caso, al di là della storia (che invece può essere immaginata come si vuole, è chiaro).

    1. Sono d’accordo sia un aspetto positivo, tuttavia, a mio parere, ci vuole anche un certo equilibrio – è un romanzo, non un saggio, in secondo luogo, gli “spiegoni”, soprattutto se ricorrenti, sono spesso un po’ noiosi.

      1. Beh, qui diventa soggettivo, dipende dalle passioni. Alla mia facoltà c’è gente che farebbe i salti mortali per leggere cose “noiose” in un romanzo, x esempio :))

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