Samuel Delany, “Babel-17”

Straordinario romanzo, tra i più belli che abbia letto finora di fantascienza, principalmente per due fattori: il tema della lingua, argomento che adoro, e l’eccezionale protagonista, Rydra Wong.

Scritto in maniera brillante e appassionata, la trama è coinvolgente, ricca di suspense, intrighi, azione, sfide intellettuali, mistero.

Delany riesce con abilità a combinare vari elementi, quali ad esempio scontri, crittografia, insidie nascoste ed enigmi, giocare con le sfaccettature e personalità dei personaggi, intessendo un’ambientazione traboccante di fantasia e di senso del meraviglioso, come le migliori space opera, ma pienamente credibile e concreta. Lo scenario non è mai spiegato o descritto manifestamente, ma a poco a poco svelato nello svolgersi degli eventi, guardato dal punto di vista dei personaggi, talora con tocchi quasi antropologici.

I personaggi sono ben rappresentati nella loro tridimensionalità e anche in questo caso la straripante immaginazione dell’autore riesce a dar vita a creature – umane e non – ammalianti, affatto originali. Senza eccedere in psicologismi, i protagonisti, in particolare, hanno ciascuno peculiarità proprie, punti di forza e di debolezza che li rende più vicini ed intriganti per il lettore.
Rydra, poi, è a dir poco speciale. È la protagonista assoluta, si mette in gioco in prima persona; è una donna, un capitano dello spazio, una poetessa e un’intellettuale dalle doti incomparabili, capace di affinare e salvare se stessa e il mondo. Intensamente umana pur nella sua eccezionalità; le sue caratteristiche emotive, psicologiche e intellettuali, talora all’apparenza contrastanti, la sua natura distaccata, ma al contempo fortemente empatica, la rendono ancor più interessante e affascinante.
Delany, inoltre, svela Rydra da prospettive differenti, esterne, di terzi, e interne alla sua mente, espediente che caratterizza con maggior complessità il personaggio e il coinvolgimento verso lo stesso.

Tema fondante è quello linguistico, inestricabilmente intrecciato alla narrazione, incentrato su Babel-17, lingua ermetica, impenetrabile, aliena, la cui decifratura ha risvolti inquietanti e inattesi.
Delany riprende concetti filosofico-linguistici vicini alla SWH (Ipotesi di Sapir-Whorf – in anni successivi parzialmente confutate da Noam Chomsky), che nel romanzo vengono sviluppati come pensieri pienamente credibili, risultando un’interessante speculazione in chiave fantascientifica.

Mi ha lasciato un po’ delusa il finale, in un certo senso quasi affrettato. Avrei preferito un’ultima parte un po’ più approfondita su Babel-17 e le sue implicazioni, il suo svelamento.

Voto: 4,5/5

Samuel Delany
Babel-17
Ed. Urania Mondadori

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One thought on “Samuel Delany, “Babel-17”

  1. Oh, buono a sapersi!
    Entrerà subito nella mia lista dei recuperi Urania -con la copertina giusta- Collezione!

    PS i finali di Delany che ricordo son tutti un po’ piantati lì. Che viziaccio.

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