Ted Chiang, “Il ciclo di vita degli oggetti software”

Ted ChiangRomanzo breve davvero interessante, che attraverso la storia di Ana e il suo rapporto – lavorativo e personale – con i digienti offre ragguardevoli spunti di analisi, in particolare sulla relazione con le (future) Intelligenze Artificiali.

A fronte dello spessore concettuale del testo, personalmente non mi ha entusiasmato troppo lo stile. Molto lineare e chiaro, forse troppo uniforme. Avrei preferito una narrazione più partecipata in alcuni passaggi, meno melliflua in altri.
Tuttavia, questo non fa perdere pregevolezza all’opera nel suo complesso.

In primo piano l’autore pone la questione di quello che potrebbe essere il rapporto tra uomo e IA, quali livelli di profondità, “umanità” potrebbe raggiungere.
Addirittura, le IA stesse potrebbero diventare un soggetto legalmente riconosciuto, una volta definite le loro caratteristiche e capacità, ma soprattutto la loro autonomia.
Se, tuttavia, i digienti di Chiang mantengono ancora una patina “artificiale” nelle proprie parvenze (forse anche per non mettere in discussione la teoria dell’uncanny valley), la controversia sarebbe davvero complessa nel caso di una IA altamente evoluta e antropomorfizzata: fino a che punto potrebbe essere equiparata agli esseri viventi, all’uomo nello specifico? Esiste un limite di emozioni da non oltrepassare nei confronti di una IA? Se essa fosse programmata per provare sentimenti pressoché indistinguibili da quelli umani, dovrebbe essere considerata sempre alla stregua di un oggetto, un qualcosa di innaturale, oppure sarebbe necessaria una completa rivoluzione del paradigma dei valori e dei riferimenti umani?
Credo che lo splendido film A.I. di Steven Spielberg, pur in maniera diversa da questo romanzo, abbia anticipato domande assai simili (e forse ha sotteso anche qualche possibile risposta).

Accanto a queste tematiche fondamentali, la lettura di Chiang sfiora altri basilari argomenti, quali la responsabilità, l’educazione, il valore dell’esperienza.
Il tema della responsabilità è suggerito dalla cura che i digienti richiedono e che non tutti sono disposti dedicare loro, relegandoli, una volta stufati del nuovo gioco, in un angolo, spenti. Purtroppo, comportamento tipicamente umano che, finita l’adrenalina della novità, non discerne quale possa essere davvero un passatempo da confinare nell’oblio o una responsabilità (scelta, oltretutto) che necessita di cura e accortezza costanti, restituendo doni e gratificazioni con l’impegno nel lungo periodo.
Il valore dell’esperienza diretta, sofferta, dei traguardi conquistati, sono ben esemplificati dalla frase:

“Ogni qualità che rende una persona più preziosa di un database è il prodotto dell’esperienza”.

Strettamente legato è il tema dell’educazione, con richiami che potrebbero risalire fino a J.J. Rousseau, sui diversi possibili metodi di formazione e crescita del singolo (inerenti all’ambiente sociale, le relazioni, la libertà individuale, i valori trasmessi).

Da ultimo, il potenziale nesso IA-uomo mi ha fatto considerare come una reale valutazione del rapporto dell’essere umano con il virtuale/artificiale, dal punto di vista etico, psicologico e filosofico (passatemi i termini da prendere in senso lato e con le pinze), sia parecchio ancora immatura. Se dal punto di vista tecnologico i progressi sono e continuano ad essere enormi, costanti, il divario con la riflessione “morale/filosofica” che tutti i cambiamenti miranti alla singolarità e al postumano cagionano, è a dir poco abissale e non affrontata.
C’è da discutere, da analizzare e ponderare seriamente quale possa essere il ruolo e il significato dell’uomo nel mondo futuro, nei suoi molteplici aspetti e rapporti con la tecnologia (esterna o innestata, per fare un banale esempio), prima di rischiare un’anarchia etica o un totale smarrimento di senso dell’Essere.

My rating: 4/5

Ted Chiang
Il ciclo di vita degli oggetti software
Ed. Delos Books

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