Jenni Fagan, “Panopticon”

Negli ultimi tempi sono stata alla larga dalla narrativa YA contemporary, vuoi per saturazione o per essermi stancata di troppi cliché di tanti romanzi del genere.
Panopticon, il debutto di Jenni Fagan, tuttavia, lo tenevo d’occhio da un po’ e l’uscita in traduzione italiana mi hanno fatto decidere di leggerlo.

Protagonista è Anais, 15 anni, orfana, completamente allo sbando e con una fedina penale già lunghissima.
Dopo essere stata arresta quale sospetta di aggressione grave nei confronti di un’esponente delle forze dell’ordine, viene portata in una struttura per giovani con problemi e trascorsi simili ai suoi, il Panopticon.
Questo non è un vero carcere, ma un luogo dove i ragazzi possono essere controllati e seguiti dagli assistenti sociali, prima di approdare altrove.

La trama si incentra sulla permanenza di Anais al Panopticon, la sua relazione con gli altri ragazzi e ragazze, gli assistenti sociali, il sistema assistenziale e giudiziario, non senza parecchi flashback sul suo passato.
L’essenza della storia, tuttavia, è l’interiorità stessa della protagonista: le sue emozioni, reazioni, paranoie, pensieri, la sua psicologia e i suoi cambiamenti interiori.

Il romanzo, narrato in prima persona da Anais stessa, è molto duro, crudo, zeppo di slang (slang scozzese, nell’originale), linguaggio volgare, ma nulla è fine a se stesso, bensì riesce a rendere la protagonista più reale, tridimensionale, farcela conoscere sotto differenti punti di vista.

Il ritratto che ne esce di Anais non è di una persona cattiva, bensì di una ragazza con una grandissima, infinita tristezza e rabbia interiore, che riesce a sfogare solo distruggendo per autodistruggersi, in attesa di una salvezza che da fuori completamente non verrà mai.
Credo proprio l’animo così apparentemente coriaceo ma al contempo ferito e sensibile della giovane sia quanto di più mi ha colpito e coinvolto, il suo desiderio di una vita diversa, di una speranza per il futuro, forse anche di un passato normale (ma il passato è incancellabile e resta solo “il gioco del compleanno” per immaginarsi un’altra). Tutto questo cozza contro la sua rabbia, contro persone che la trattano e giudicano come una reietta irrecuperabile e che non fanno altro che farla precipitare nel suo abisso.
Così, quel Panopticon che tutto vigila, quell’ “esperimento” dichiarato ma mai spiegato compiutamente, assumono le forme dei fantasmi, delle paranoie, dei timori della ragazza, delle voci più cupe del suo io.

Eppure in quella struttura Anais avrà modo di capire cosa significa davvero affezionarsi e prendersi cura di altre persone e anche che non tutti gli assistenti sociali sono sempre uguali.
Sembra un percorso di discesa all’inferno, quello di Anais, dei più cupi e interminabili, eppure nel suo animo scatterà qualcosa, dove ancora risiede quella parte buona che rispecchia il suo io più vero e sincero, che solo attraverso una profonda presa di coscienza e crescita interiore le permetterà di dare una svolta alla sua vita.

Un libro che può piacere o meno, a seconda di quanto si riesca ad entrare in contatto con questa sorta di monologo interiore di Anais, ma che di sicuro è un’eccellente prima prova di questa autrice e soprattutto una lettura forse più per adulti che per ragazzi.

My rating: 4/5

Jenni Fagan
Panopticon
Ed. ISBN
Trad. B. Ronca

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