Michele Mari, “Roderick Duddle”

Quando ho saputo che sarebbe uscito un nuovo romanzo di Michele Mari, ho iniziato il conto dei giorni che mi avrebbero separato dalla lettura del mio scrittore italiano preferito, sicura che sarei stata rapita anche questa volta in una storia indimenticabile.
Così è stato e anzi, ritengo Roderick Duddle non solo uno dei miei libri preferiti di mari, ma uno dei suoi migliori in assoluto.

Roderick è un ragazzino cresciuto a L’Oca Rossa, locanda malfamata della cittadina di Castlerough. Sua madre era Jenny la magra, giovane donna che per il locale del signor Jones, il proprietario, aveva svolto i più diversi “servizi”: dalle pulizie alla cucina, fino a quelli più ambiti, ossia fare compagnia e rallegrare gli avventori, per lo più
ciurmatori, marinai, carrettieri, vagabondi o ubriaconi.
Roderick cresce qui inizialmente insieme alla mamma, attorniato dall’affetto delle altre donne, e facendo lui stesso dall’età di sette anni qualche lavoretto in cucina per guadagnarsi vitto e alloggio. Allorché sua madre muore, gettato in strada dal signor Jones, Roderick si trova solo al mondo e senza nulla, a parte un medaglione, ricordo della madre.
Parallelamente, siamo introdotti alle vicende della ricca famiglia Pemberton, la cui unica sopravvissuta è la vecchia e malata Lady Pemberton, che avendo scoperto che il marito ebbe un figlio o figlia fuori dal matrimonio, inizia a mettersi sulle sue tracce, in quanto unico erede della casata. In molti si mettono a cercare l’erede, avidi e speranzosi di guadagnarci il più possibile, a partire dalla madre Badessa, poi gente di malaffare e false persone oneste come il signor Peabody, avvocato della nobile famiglia.
Roderick intanto viene accolto nella casa di un pescatore, cosa che gli permetterà di iniziare ad imparare un mestiere e a rimanere coinvolto i rocambolesche avventure marinare.
Intanto la madre Badessa e l’avvocato mettono in atto infiniti tentativi, con i modi più sordidi, di sottrarre i beni alla famiglia Pemberton, arrivando a spacciare un orfano qualunque per l’erede.
Dopo il ritorno di Roderick, pagine cariche di intrighi, amicizia, momenti tristi, finalmente la verità sarà scoperta in un finale che comunque riesce a far sorridere e a non essere del tutto scontato o banale.

Il romanzo è a dir poco eccezionale, sotto mille punti di vista.

La cosa più sbalorditiva è che pagina dopo pagina sembra di essere immersi nelle vecchie storie che tanto ci affascinavano da bambini (London, Stevenson, Dickens, Salgari, …), ma al contempo rimanere rapiti da un qualcosa di nuovo, gustoso, originale.
Questa è una delle più caratteristiche peculiarità di Mari, uno dei suoi pregi più mirabili: riesce a narrare qualcosa che già conosciamo, a costruire retelling, ma con il proprio particolarissimo stile e in maniera tale da regalarci una storia completamente nuova.

È incredibile come possa un romanzo che ricalca i tratti del romanzo d’appendice, ripropone i modelli del romanzo d’avventura ottocentesco, un libro che quindi se guardato nella sua essenza non ha niente di originale, in realtà è una boccata di aria fresca, qualcosa di cui si sentiva il bisogno, ed è capace di tenere lettore incollato alla pagina mai un momento di noia.

Mari riesce a omaggiare e a prendere ispirazione dai grandi romanzi classici di avventura, ma non solo, ma mettendoci tutta la sua arguzia e poetica, condendo i personaggi con una tridimensionalità e un carisma da renderli memorabili.
Il retelling, il citazionismo, la parodia raggiungono un tale grado di perfezione da trasformare la storia che si ha tra le mani un oggetto autentico.

L’apparato immaginifico, alle strutture narrative, l’intonazione del narratore (ironico, sornione, prodigo di complici apostrofi al lettore) è così naturale, che i richiami letterari passano immediatamente in secondo piano, lasciandoci immersi nella vicenda pura e semplice di Roderick Duddle, che sembra così vera da poter davvero essere accaduta in qualche cittadina ottocentesca inglese. O, meglio, uscita da un romanzo popolare di quel tempo.

Assolutamente imperdibile e meraviglioso.

My rating: 5/5

Michele Mari
Roderick Duddle
Ed. Einaudi

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5 pensieri riguardo “Michele Mari, “Roderick Duddle”

  1. Non lo conoscevo. Io sono molto prevenuto sugli autori italiani, non so perché. Ne ho letti, ma solo classici in gran parte. Darò un’occhiata a questo.

    1. Anch’io snobbo senza vergona moltissimi autori italiani odierni.
      Premettendo che Mari è uno scrittore (non – solo – un autore), io lo adoro follemente per molteplici motivi. Per me è il nuovo Calvino, con tutte le differenze (non negative) del caso.

      1. In che senso è uno scrittore e non solo un autore? Io uso quei termini in modo indifferente. Come ti ho scritto per email, questo romanzo è nella Lista dei desideri su Amazon assieme a Verderame.

        Ho visto che ha uno stile molto particolare e sì, possiamo avvicinarlo a Calvino, in un certo senso. Mi sono piaciuti molto alcuni termini arcaici (credo, almeno, lo fossero) o verbi mai sentiti. Insomma, c’è una ricercatezza nel linguaggio che finora avevo visto solo in McCarthy, pur parlando di traduzioni in quel caso.

  2. Hai ragione, Mari ha la capacità di mescolare l’antico con qualcosa di nuovo e originale, spesso facendo assumere alle trame dei risvolti suggestivi e inaspettati. Ho preso in prestito in biblioteca Euridice aveva un cane, che sto leggendo proprio in questi giorni: un racconto più bello e sorprendente dell’altro. Roba che non te la tiri più via dalla mente, continua a far capolino nei pensieri… Sono soprattutto estasiata dalla sua capacità di scavare dentro l’animo umano, fino al limite del parossismo. Roderick Duddle lo metto subito in lista d’attesa 😉

    1. Alessandra, questo romanzo è straordinario! Sa essere per adulti che cullano ancora dentro di sé le classiche, vecchie e buone storie per ragazzi di una volta, non senza ironia e l’indimenticabile stile di questo straordinario scrittore. 🙂

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