Julia Deck, “Viviane Élisabeth Fauville”

Viviane Élisabeth Fauville di Julia Deck è un libro breve ma talmente denso di eventi ed emozioni, da risultare simile a un’apnea in un abisso stupefacente e inquietante.
I colpi di scena si susseguono rapidi e incalzanti, in una suspense costante, lungo una trama che trascina il lettore nella psicologia della protagonista come in un viaggio misterioso e mutevole, dall’orizzonte incerto.

Viviane è una donna di 42 anni, una carriera come responsabile della comunicazione in una stimata società, attualmente in congedo per la nascita della sua bambina.
Sembrerebbe una vita perfetta, invece la donna sta vivendo un mesi difficili: da quando ha lasciato il marito, dopo aver scoperto che la tradiva e nemmeno l’amava, ha subito un tracollo emotivo e psicologico, la sua vita, che prima proseguiva senza troppe domande sui binari dell’abitudine, è scossa fin nelle radici.
Dopo l’ennesimo attacco di panico, Viviane prenota una seduta dal suo psicanalista, che tuttavia sente distante, freddo, incapace di aiutarla se non prescrivendole antidepressivi. In un momento d’isteria, Viviane lo uccide pugnalandolo con un coltello.

Le circostanze che hanno portato all’assassinio dello psichiatra sono lucidamente descritte dalla protagonista stessa, nel cercare di rammentare il fatti.
Da quel momento il crollo interiore della donna si rafforza ancora di più, tra la paura per le conseguenze del suo gesto, l’apparente lucidità nel cercare di rimettere in sesto e riorganizzare la propria vita, l’estenuante ricerca di risposte al suo irresoluto travaglio interiore, che Viviane stessa non riesce ad analizzare e comprendere.

Dopo essere stata interrogata dalla polizia, Viviane inizia ad incontrare e parlare con coloro che sono sospettati di aver ucciso lo psichiatra: la sua giovane amante incinta, la sua vedova (che vive con la sua amante), un giovane paziente con una storia di violenza alle spalle.
Per tutto il tempo, Viviane cerca estenuamene, e il lettore con lei, di capire cosa la ha spinto a commettere un omicidio, in un crescendo che non è mai superficialmente delirante, sembra perfettamente razionale, benché le azioni e reazioni della donna mostrino il suo vero io: la gelosia e la rabbia verso il marito e la sua amante, verso la giovane che ha preso il suo posto al lavoro, la sua solitudine interiore e tutto il coacervo di scelte e non scelte che hanno segnato profondamente la sua esistenza.

L’ultimo incontro con Julien, l’ex marito, segna il cedimento psicologico definitivo, tanto che dovrà essere internata in un ospedale per malattie mentali, ove tra farmaci e vaneggiamenti confesserà l’omicidio.
Eppure questa non è la fine della storia, che nelle ultime pagine riserva nuovi colpi di scena ed emozioni ancor più intense.

Pur essendo completamente incentrato su Viviane, questa donna, così dura e al contempo fragile, sembra sempre rimane sfuggente e inconoscibile fino in fondo.
Questo grazie anche ad un espediente narrativo di grande efficacia: i capitoli sono scritti a volte in prima persona, altre volte in seconda o in terza, quasi a voler farci vedere le cose e la protagonista da mille punti di vista differenti, eppure restando così inaccessibile quel cuore lacerato, i suoi perché.

Viviane non si può definire un personaggio “positivo” in toto, eppure l’ho trovata un personaggio straziante e dolcissimo.
Quando stringe a sé la sua bambina, così silenziosa e dagli occhi grandi, monito e ricordo della sua vita, non si riesce a non essere coinvolti dal dolore così toccante, profondo, cristallinamente celato di Viviane. È una donna che ha seguito la vita come “andava vissuta”, secondo regole non sue fino in fondo, ritrovandosi alla fine terribilmente sola e spaesata, in un io che forse nemmeno lei conosce davvero, e forse solo la follia riesce in qualche modo a scuoterla da quel guscio che la incastra.

Nel mutevole susseguirsi di registri narrativi, nel pressare di un evento dopo l’altro e di un personaggio dopo l’altro (che quasi assumono il ruolo di simboliche comparse teatrali), il romanzo si legge d’un fiato.
Un noir atipico, in cui l’enigma non è tanto il caso di omicidio, bensì l’ambigua e, in analisi finale, affascinante interiorità della protagonista.

My rating: 4+/5

Julia Deck
Viviane Élisabeth Fauville
Trad. di Lorenza Di Lella, Giuseppe Girimonti Greco
Ed. Adelphi

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2 pensieri riguardo “Julia Deck, “Viviane Élisabeth Fauville”

  1. Psicologia e noir atipico mescolati assieme, potrebbe essere pane per i miei denti 😉 Comunque già con quella tua prima frase, quando hai scritto “simile a un’apnea in un abisso stupefacente e inquietante”, mi hai subito conquistata.

    1. Era da un po’ che puntavo questo romanzo, è stata una piacevole lettura. 🙂
      Inoltre, il gioco inusueto dei punti di vista, lo stile e l’introspezione psicologica (giocata sulle emozioni/reazioni, non su infinite descrizioni o monologhi) sono davvero particolari.

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