Nicola Griffith, “Hild”

Eccomi di fronte a un romanzo, Hild di Nicola Griffith, sul quale mi trovo davvero in difficoltà ad esprimere un’opinione.
Più precisamente è uno di quei casi ove riconosce il valore dell’opera, ma per vari motivi non mi ha entusiasmato fino in fondo – e mi dispiace!

Hild è un romanzo storico, ambientato nella Gran Bretagna del VII secolo d.C., e questo è il suo eccezionale punto di forza: sono evidenti l’impegno e la dedizione dell’autrice nella ricerca e nello studio delle fonti. L’accuratezza della ricostruzione storica del periodo è esaustiva e soprattutto realistica, non vi è mai un intento edulcorante di quella che poteva essere la realtà di allora.
La società, in tutte le sue diverse classi e dedita i più diversi mestieri, l’ambientazione, le usanze, la cultura, tutto è descritto con precisione, maestria e competenza.
È un mondo, inoltre, pieno di donne di diverso ingegno, donne che lavorano e imparano, si sostengono a vicenda durante la guerra, i conflitti dinastici, gli sconvolgimenti religiosi. Una società in cui le donne partecipano attivamente a tutti i livelli, poiché tutti al tempo dovevano lavorare costantemente per assicurare la sopravvivenza di sé, della propria famiglia, del proprio villaggio.

La Griffith si basa su una ricerca meticolosamente dettagliata per sviluppare la storia, dalla prosa equilibrata e accorta, che mira a prestare attenzione fin alle differenti forme linguistiche del tempo, a come ciascuna potesse esprimere meglio un pensiero, un concetto piuttosto che un’altra.

Al centro di tutto questo c’è la protagonista, Hild, una donna sicuramente insolita e straordinaria per il secolo in cui visse.
Hild è ambiziosa e seguendo l’astuto piano di sua madre, che la definì “la luce del mondo” (in realtà per cercare di garantire la sopravvivenza e il benessere degli Yffing), diventa la veggente del re. Mentre tutti credono che le sue profezie siano qualcosa di magico e ispirato, in realtà sono scaltre e acute deduzioni derivanti da un’intelligente e attenta osservazione del reale, dalla raccolta segreta di informazioni, di quanto circonda Hild e dei vari giochi di potere.
A causa del delicatissimo ruolo che svolge, delle onerose responsabilità che deve sostenere, dell’altissima posta in gioco con la quale quotidianamente a che fare, fin da bambina Hild ha imparato la formalità dei comportamenti da adottare, l’impassibilità da mostrare per non essere traditi e attaccati, tanto da diventare in apparenza imperturbabile, ferrea, glaciale. Eppure dissimulando le sue intuizioni e intenzioni sotto il velo di vaticini, questa donna riuscì a influenzare il cammino della storia.

Tutto quanto sopra non può essere che positivo e intrigante, ma si scontra con la mia effettiva delusione nei confronti del romanzo.

In prima battuta, più volte lungo la lettura mi sono chiesto quando sarebbe successo qualcosa. Sembra assurdo, ma la storia è… Un resoconto, per quanto ottimo e preciso storicamente, di alcuni anni di storia. Quando accade qualcosa, non ho trovato un vero climax narrativo, ma soltanto esposizione, sostanzialmente monocorde. Eppure, in qualche rara pagina, lo stile encomiabile dell’autrice emerge nel suo saper essere lirico e coinvolgente, anche in semplici descrizioni della quotidianità.
Questo forse mi ha fatto arrabbiare ancor di più: se sai scrivere davvero bene, perché non hai diffusamente modulato la tua lodevole capacità di espressione, invece di far sembrare tutto mera saggistica?
Insomma, ho letto un saggio o un romanzo?
Tanto più che capire il mondo e le sfumature culturali e linguistiche di Hild richiede un certo sforzo da parte del lettore (la lettura non è affatto immediata), pertanto ho trovato frustrante attendere invano un maggiore mutamento di registro, climax, azione, sottolineatura di emozioni vivide.

Ecco, qui veniamo al secondo fondamentale problema (per me, ovvio): Hild, la protagonista.
A parte il fatto che fin da troppo presto mi è stata tremendamente antipatica, perché l’ho percepita insopportabilmente arrogante e altezzosa, la stessa viene sempre presentata, descritta e fatta agire come se vista da fuori, nella sua impenetrabile corazza, mentre il suo è il punto di vista principale.
Sono d’accordo che Hild dovesse essere esteriormente e storicamente così come è stata dipinta dall’autrice, ma una storia serva proprio anche per mostrare l’altro lato della medaglia, le sue vere emozioni e sentimenti, possibilmente con il trasporto che ne consegue.
Inoltre, per raggiungere i suoi obiettivi (che a volte lei stessa ha chiari, altre volte sostiene che sia il fato a seguire il proprio corso), spesso mi è sembrata quasi senza scrupoli – non malvagia o negativa, ma… Troppo calcolatrice. Va bene la sopravvivenza, il benessere, ecc., ma pur di vivere si può passar sopra a tutto? Lo so che la osservo con gli occhi del mio tempo, mentre allora era tutto diverso, ma non riesco ad ammirarla, se non in via prettamente teorica.
L’interiorità di Hild sembra essere glaciale e studiata, soltanto in due brevi passaggi si scorge che forse prova qualcosa di diverso e contrastante interiormente.

Insomma, in una mirabile ricostruzione storica, un resoconto di fatti e una protagonista in apparenza senza vere emozioni mi hanno davvero deluso.
Poi, ripeto, questa è la mia percezione del romanzo, che in ogni modo merita ed è una lettura che consiglierei, poiché differente dal solito e di sicuro interessante – un romanzo, che piaccia o meno, con il quale ci si può confrontare e su cui riflettere è sempre un’esperienza positiva.

My rating: 3-3.5/5

Nicola Griffith
Hild
Ed. Farrar, Straus and Giroux

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2 thoughts on “Nicola Griffith, “Hild”

    1. Una delusione, Chagall. Eppure ci sarebbe tantissimo potenziale – ma tutti i lati positivi sono affondati dalla pesantezza ed impossibilità di empatia. 😦

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