Danielle Paige, “Dorothy Must Die (Dorothy Must Die, #1)”

Dorothy Must Die, romanzo d’esordio di Danielle Paige, ha per protagonista Amy, una ragazza adolescente dai capelli rosa, che vive in una roulotte in un parcheggio del Kansas, senza padre e con una madre dipendente da psicofarmaci.
Allorché un tornado si abbatte sulla cittadina dove abita Amy, in quel momento da sola nella roulotte, lei e il caravan (e la mitica Star, topolina simpaticissima che la madre teneva come animale domestico) volano via… Verso Oz.

La Oz che Amy trova, tuttavia, è molto diversa da quella che si era immaginata nei libri. Infatti, il posto sembra derelitto, cupo, morente, cosa che è accaduta dopo il ritorno a Oz di Dorothy e la sua fame per avere sempre più potere e magia.

Il romanzo inizia in maniera molto accattivante – già dal titolo, in realtà –, e inizialmente si prova simpatia per Amy, una ragazza disagiata, ma con una personalità forte e indipendente.

La suspense sale allorché si arriva a Oz.
L’autrice è riuscita a accorpare e utilizzare bene i vari romanzi di Baum per ricreare la “sua” Oz, i vari personaggi, luoghi e situazioni, infondere loro nuova linfa. Da questo punto di vista, è un retelling davvero ben congeniato, arguto e originale.

Purtroppo, dopo i primi capitoli nei quali si descrivono le vicende di Amy in questa sorta di Oz distopica, il romanzo si inizia a percepire come troppo lungo.
Azione ed eventi ci sono, ma forse troppi, cosa che intasa un romanzo che dovrebbe essere stato almeno un centinaio di pagine in meno, per funzionare meglio.
Sembra che la Paige abbia voluto mettere in scena tutti i personaggi di Baum, ma questo costa un dilungamento un po’ noioso della storia.

Tuttavia, se il suddetto aspetto potrebbe essere anche perdonabile, due fattori mi hanno davvero deluso.
Il primo è il carattere di Amy: tanto all’inizio era un’adolescente determinata, pur con le sue insicurezze, quanto in alcune parti successive sembra melodrammaticamente piangersi addosso, e in modo alquanto insopportabile.
Senza contare le pagine lungo le quali si domanda se fare o no qualcosa, che me le sarei risparmiate volentieri.

Poi, immancabile come il pesce al mercato del pesce (olezzo compreso), eccola lì, la componente romance!
Eh, perché vuoi che Amy non si prenda una cotta per qualcuno (e, altrettanto ovviamente, non uno sfigato a caso)?

Capisco che cotta adolescenziale e insicurezza vogliano mettere in luce l’aspetto più intimo e delicato della giovane Amy, ma doveva essere fatto in maniera così fastidiosa?

A proposito di questi cliché, vorrei sottolineare uno dei vari limiti della narrativa (YA, ma non solo) che ho riscontrato, soprattutto negli esordienti: si nota in modo fin troppo evidente che tutti seguono uno schema prestabilito da manuale di narrativa.
Vero è che questo insegna la scuola americana (purtroppo importata anche da noi, sigh! – il “sigh” è relativo agli aspetti negativi e tediosi della cosa, non al possibile apporto positivo), ma tale dovrebbe essere la base per “imparare” a scrivere. L’eccellenza e l’originalità sono l’ingrediente fondamentale per distinguere un romanzo, per quanto decente, ma da manuale, rispetto a uno che lasci qualcosa.
Purtroppo, la maggior parte dei libri YA, che abbiano successo o meno, che contengano idee originali o scialbe, sono strutturati tutti pecorescamente secondo lo stesso, identico, ormai noioso, modello.

Tornando a Amy, Dorothy & Co., un libro grazioso, interessante, originale in tanti spunti e ben studiato, che purtroppo perde mordente nel voler raccontare troppo e soprattutto seguire noiose formule standardizzate.

Il finale, inoltre, è davvero troppo brusco. Vero che ci sarà un seguito, ma una conclusione un minimo più articolata sarebbe stata preferibile.

My rating: 3.5/5

Danielle Paige
Dorothy Must Die (Dorothy Must Die, #1)
Ed. Harper Teen

Advertisements

2 thoughts on “Danielle Paige, “Dorothy Must Die (Dorothy Must Die, #1)”

  1. Come sempre ti leggo, con molto piacere. Concordo con te sulla scuola americana e suoi suoi insegnamenti, ma talvolta mi chiedo, leggendo anche io molti romanzi di esordienti italiani, se non sia meglio averla una scuola che insegni a scrivere, invece di vedere talento sprecato impresso su pagine. Il talento da solo non basta, la tecnica narrativa serve proprio a dare la giusta collocazione alle parole, ad avere metodo. Appresa la tecnica si può spaziare e trovare il proprio stile. In Italia invece abbiamo un pullulare di scuole di scrittura creativa che non insegnano un figo secco e un gruppo incomparabile di “fai da te” che se indirizzati bene potrebbero rivelarsi grandi scrittori, se indirizzati bene… 🙂

  2. A mio parere, imparare e affinare la tecnica dovrebbe essere fondamentale. E nella scrittura non basta sapere le basi della grammatica e un’idea per tirar fuori un romanzo – anche se molti pensano di sì.
    Perciò sono d’accordo con te, un metodo (che si apprenda a un corso serio – non fuffa – oppure altrimenti, ad esempio il supporto di un editor professionista) è basilare e necessario, aiuta a capire il proprio stile, come dar voce alle proprie idee e anche se si è portati per scrivere o no. 😉
    Questo, però, dovrebbe essere l’inizio; dopo anche la tecnica si affina e dovrebbe essere modellata a modo proprio e più originale, coraggioso, altrimenti si hanno libri in serie.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...