Giovanni De Matteo, “Sulle ali della notte”

Appena iniziato a leggere Sulle ali della notte, nuovo racconto lungo di Giovanni De Matteo, il primo pensiero che mi ha sfiorato è stato “ma quanto è diventato bravo a scrivere Giovanni?”.
Se già ero rimasta affascinata dalla maturità della sua scrittura in Terminal Shock, questa nuova prova ne è la conferma.

La storia, benché autoconclusiva e gustabile come stand alone, si inserisce nel mondo della Sezione Pi-Quadro, uno spin off che si focalizza sugli psicomanti, polizia segreta russa, e Kryuchkov in particolare.

Nella sua brevità, la narrazione è perfettamente compiuta, riesce a catturare l’attenzione con la sua componente di azione, intrigo e suspense, ma anche ad ammaliare grazie agli scorci descrittivi e gli zoom sulla complessa interiorità del protagonista.
Le due componenti – drammatica e descrittiva – si incastrano in perfetto equilibrio, rendono gli eventi e le emozioni estremamente vivide e tridimensionali, tanto che il lettore, coinvolto sempre più a fondo, si sente spettatore di eventi effettivi che le parole e l’immaginativa rendono reali e palpabili.
Ogni parola è una studiata tessera di un puzzle, che ha senso in sé, ci dice qualcosa di preciso, essenziale e mai ridondante, andando ad incastrarsi poi nell’insieme di più ampio respiro che è il racconto stesso.

Uno degli aspetti che maggiormente mi hanno colpito, poiché è cosa che adoro nei romanzi, è quello che chiamo resa emozionale delle descrizioni, dell’ambientazione.
Non c’è inquadratura fine a se stessa: oltre a plasmare l’ideale cornice degli eventi, i dettagli del worldbuilding o delle scene che De Matteo si sofferma a delineare, sono il puntuale correlativo oggettivo dell’interiorità del protagonista, in primis, e del vulcanico scatenarsi di trepidanti emozioni – dalla papabile tensione dei momenti di più fervida azione, alle pause, toccanti e profonde, che indugiano sulla psicologia e sul sentire di Kryuchkov – che la trama sa suscitare.

Elemento non trascurabile, l’uso di un linguaggio mai sciatto o trascurato, anzi, calibrato accuratamente a seconda del momento narrativo, e che con la sua ponderata amalgama di stili sa dar vita a un affascinante contrasto, un ammiccante chiaroscuro che vivifica ancor più la storia.

Un sincero plauso a Giovanni, che non smentisce le sue ottime capacità.

My rating: 4.5-5/5

Giovanni De Matteo
Sulle ali della notte
Ed. Delos Digital

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4 pensieri riguardo “Giovanni De Matteo, “Sulle ali della notte”

  1. La tua è una recensione che invoglia, come sempre chiara ed essenziale. Ma spesso ho l’impressione, dimmi se sbaglio, che la fantascienza sia un genere poco seguito nel nostro paese, forse addirittura considerato “minore” rispetto ad altri. Personalmente la trovo una cosa ingiusta, anche se non sono particolarmente attratta né ferrata su questo argomento, ma visto che gli italiani già tendono a leggere poco al di fuori dei soliti best seller, o di quegli autori furbamente spinti e manipolati dal mercato, mi stavo in effetti chiedendo quale potesse essere l’attuale situazione della SF in Italia, nonché le sue possibilità future.

  2. Grazie Francesca, che bello leggere questa recensione! Non era facile far presa su una lettrice esperta come te, quindi il tuo apprezzamento è un ulteriore motivo di orgoglio. 😉

    La questione che solleva Alessandra qui sopra è interessante. Ci sarebbe molto da discutere, però per una volta non starei ad analizzare i dati attuali, quanto piuttosto mi concentrerei sul futuro. Ci sono segnali incoraggianti in questo senso, soprattutto c’è tanta voglia di fare per svincolarsi dai lacci di un mercato che in Italia ha poco da offrire. La nuova editoria digitale, che sta attraversando una fase di forte espansione, sta dando una mano a raggiungere traguardi che solo qualche anno fa erano impensabili. Con un po’ di sacrificio e la giusta dose di fatica, sono certo che nei prossimi anni assisteremo a sviluppi interessanti nel nostro settore.

    Tuttavia io sono un “interno”, per forza di cose “parte in causa” (nel bene e nel male): sono curioso di confrontarmi con il parere di chi segue il settore senza esserne in qualche modo “coinvolto” e, perché no, anche conoscere la percezione che una lettrice esterna al genere come Alessandra può trarre dall’attuale scenario.

  3. Hai sollevato una questione spinosa, Alessandra. 🙂
    Come ben dice Giovanni, si potrebbe discuterne per ore.

    Parlando da lettrice, quello che ho notato è che negli ultimissimi anni qualcosa in Italia si è mosso, soprattutto grazie all’intraprendenza e passione dei singoli, più che a livello di marketing o grandi pubblicazioni (e non solo di italiani, sia chiaro, anche le traduzioni di affermati e validi autori stranieri scarseggiano).
    Per fortuna ci sono autori e persone che grazie a blog, self publishing, condivisioni sui social, creazione di community, diffusione del fandom, ecc. fanno conoscere anche la buona narrativa di genere, tengono vivo il dibattito su tematiche che altrimenti sarebbero quasi completamente ignorate, riescono a farsi conoscere, benché “in piccolo”.
    È un processo per alcuni aspetti ancora acerbo, ma solo perché “recente” (insomma, a una buona fetta di italiani per adattarsi o carpire le novità servono giusto quei due-tre millenni 😉 ), che purtroppo incontra tanta mentalità che o considera la fantascienza e il fantastico in generale inferiori ad altri generi oppure la identifica solo con i classici del genere (ottimi, ma c’è molto altro).
    Insomma, serve una… non dico “rivoluzione” culturale, ma un bel po’ di cambiamento sì.

    I segnali positivi ci sono, forse servirebbe un qualcosa di dirompente, che un’operazione pur sempre commerciale ma che riesca a colpire il grande pubblico, con beneficio anche di altri, che (ri)porti l’attenzione sul genere, richiamando anche e soprattutto chi non se ne era mai interessato rpima (per non conoscenza o superficialità di giudizio, non per legittimi gusti).

  4. Credo anch’io che le sconfinate possibilità dell’era digitale, per di più in costante crescita, potranno offrire visibilità e spazio ai più meritevoli di ogni genere. Grazie ad entrambi per le belle riflessioni in merito 😉

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