Alice Hoffman, “The Museum of Extraordinary Things”

The Museum of Extraordinary Things di Alice Hoffman ha tutti gli elementi per essere un buon romanzo: una scrittura coinvolgente e lirica, intrigante atmosfera, ricostruzione storica affascinante, personaggi insoliti, un primo capitolo di grande impatto.

Tuttavia, a mio avviso, mancano altri elementi fondamentali che possano premiare l’intera storia.
Per prima cosa, i personaggi.
Si assiste a ad una variegata e accattivante galleria di personaggi, la maggior parte dei quali dei freak, emarginati sociali per diverse caratteristiche. Ciascuno di questi, rifiutato dal proprio contesto e solo nella propria diversità e dolore, converge al Museo e intreccia la propria vita con quella delle altre creature che ivi sono messe in bella mostra per attirare quanti più spettatori possibili.
La potenzialità di una straziante indagine interiore non è sfruttata, purtroppo, ma solo accennata e si frammenta nel sopraggiungere di una storia sull’altra.
Questo, inoltre, non permette di affezionarsi o legarsi in modo profondo con alcun protagonista.
Ognuna delle “meraviglie” (o “mostruosità”) poteva diventare simbolo della condizione umana, di peculiarità sociali, invece si hanno bei ritratti senza vero approfondimento.

All’inizio ero molto incuriosita dalla vita di Coralie, la presa di consapevolezza di sé, del Museo del padre, il fascino di Dreamland e quello della vecchia Coney Island.
Il fatto che la sua storia sia intervallata dalla presentazione, narrata in prima persona, degli altri freak, spezza l’incanto iniziale e anche quando le fila si rintrecciano, tutto sembra molto più architettato a tavolino che un naturale susseguirsi di eventi.
Senza contare la storia d’amore (sì, ovviamente doveva esserci pure quella, sigh!) poco convincente, superficiale.

Si intuisce che la storia vorrebbe essere una metafora per qualcosa di più, ma questo senso altro non riesce a convincere, a rompere la superficie e arrivare realmente al cuore del lettore.

My rating: 3.5/5

Alice Hoffman
The Museum of Extraordinary Things
Ed. Scribner

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