Lois Lowry, “The Giver. Il donatore (The Giver Quartet, #1)”

The man that I named the Giver passed along to the boy knowledge, history, memories, color, pain, laughter, love, and truth. Every time you place a book in the hands of a child, you do the same thing. It is very risky. But each time a child opens a book, he pushes open the gate that separates him from Elsewhere. It gives him choices. It gives him freedom. Those are magnificent, wonderfully unsafe things.
[from Lois Lowry’s Newberry Award acceptance speech]

Cercando di essere ligia alla regola “prima il libro poi il film” (che nel 90% dei casi sarà meh rispetto al libro stesso), in una sera ho finalmente letto The Giver – Il Donatore di Lois Lowry, romanzo young adult tra i primi (la prima edizione risale al 1993) di quel filone distopico/post apocalittico che oggi è fin troppo in voga.

Come premessa, ci tengo a precisare che questo romanzo ha tanti di quei contenuti variegati e potenzialmente immensi ed eccezionali che solo per questo meriterebbe minimo 5 stelle. Essendo, tuttavia, un libro per ragazzi, temi, simboli e sentimenti vengono presentati per un pubblico di fascia giovane, cosa che non è un demerito del romanzo in sé, bensì una sorta di leggera delusione ad una mia aspettativa, allorché trovo concentrato del materiale che ha delle potenzialità di analisi e divulgazione eccellenti purtroppo non del tutto approfondite. Se fosse stato un libro per adulti sfruttato al massimo, ne sarebbe risultata un’opera di letteratura distopica tra le più ragguardevoli.

La storia è incentrata sul protagonista, Jonas, ragazzino di undici anni che vive in una collettività futura che ha realizzato la propria società utopica eliminando dolore, passioni, diversità, paura, guerra, ecc.
Non vi è alcun contrasto, poiché tutti sono addestrati a pensare e volere le stesse cose; soprattutto non esiste più scelta o libero arbitrio.
Tutto questo non è vissuto come una privazione, nemmeno è percepito: la società è modellata in modo tale che tutto sia pacificamente imperturbabile, pianificato e organizzato in modo che la vita sia la più lineare e soddisfacente possibile.

Alla cerimonia dei Dodici, Jonas viene inaspettatamente assegnato a un ruolo insolito e tenuto in grande onere, ossia a diventare Accoglitore di Memorie.
L’Accoglitore di memorie è l’unico custode della memoria collettiva della comunità e dell’umanità intera; non solo, è l’unico che può percepire le differenze, avere consapevolezza di quanto lo circonda, provare piacere e dolore.

Jonas inizierà quindi il proprio apprendistato e in poco tempo la sua visione del mondo, della vita, dei valori che fino ad allora l’avevano guidato, sarà radicalmente sconvolta. Inoltre, sia per il cambiamento che ha subito, sia per non poter condividere con nessuno le sue esperienze, si ritrova solo.

Il primo tema che viene presentato è quello della società utopica, che per garantire la realtà parità, giustizia, uguaglianza ha livellato se stessa fino a diventare un distopico totalitarismo – benché nessuno dei suoi membri se ne renda conto.
Viene toccato un tema, quello dell’utopia, della città ideale, che affonda radici nella millenaria storia della filosofia e ancora una volta trovo disturbante come una società idealmente e perfettamente “giusta” possa attuarsi solo attraverso quello che sembrerebbe il suo esatto opposto, ovvero appunto un totalitarismo distopico. Ogni diversità (persino la percezione dei colori, in questo romanzo) deve essere eliminata per garantire la pace? Ogni emozione cancellata? La libera scelta abolita?
La Lowry fa addirittura un passo avanti: persino la memoria collettiva dell’umanità non può essere conservata, se non da un’unica persona fidata da consultare in caso di emergenza.

Non ho potuto non richiamare alla mente Platone e la sua Repubblica, dalla quale i poeti erano banditi. E cosa sono i poeti se non la coscienza e memoria dell’umanità, della sua storia? Il poeta e la sua capacità di vedere “oltre” (“altrove”, lo chiama la Lowry) in un simile contesto sarebbe pari a un sobillatore, una scintilla capace di risvegliare l’io, elemento distruttivo in un ambiente ove ogni io ha le proprie caratteristiche, ma tutte ben regolate e inquadrate, e per il resto non si differenzia da un generico “noi”.

Eppure, Jonas prova un paio di volte a trasmettere il senso della diversità, dell’individualità, ai suoi vecchi amici, ma costoro non comprendono, lo allontanano.
Anche qui, la speculazione filosofica si potrebbe dilungare, dal momento che l’autrice indirettamente sposa tesi che senza una sperimentazione comune delle cose, non può esisterne il concetto e nemmeno comunicabilità.

La presa di coscienza di Jonas di tutto quello di cui era fino a pochi mesi prima affatto all’oscuro riporta alla già citata tematica dell’importanza dell’individuo. Eppure una delle domande che il ragazzo si pone è proprio se la società ideale possa resistere allorquando ogni essere umano, consapevole di se stesso, inizia a volere cose diverse, ad avere pulsioni differenti.
La libera scelta se è tale per il singolo, fino a che limite non urterà mai gli altri?
Significa che l’uomo “libero”, per quanto cerchi di agire per il bene, non potrà mai costruire pace e giustizia?

Queste principali, interessantissime tematiche, sono accompagnate da simboli che l’autrice utilizza abilmente per rafforzare i messaggi che vuole trasmettere.
C’è, ad esempio, la nudità, che è vietata da mostrare se non nei neonati e negli anziani, quasi a voler negare il fatto che l’individuo è anche corpo, quindi sensi ed esperienza che lo rendono diverso dagli altri.
Un altro simbolo è il fiume che divide la comunità dal resto del mondo, limen minaccioso che non si deve varcare, ma anche grembo amniotico, battesimo, necessario da varcare per chi voglia rinascere come io in sé e per sé.
Il piccolo Gabriel è un simbolo: la promessa del domani, la possibilità di un mondo differente, anche se non si sa quale possa essere, né se possa essere peggiore di quello che ci si lascia alle spalle.

A dispetto di tutto questo, il romanzo è scritto in modo molto scorrevole e si legge velocemente, benché nulla sia trascurato.

Ho trovato estremamente triste e toccante il momento in cui Jonas scopre che esistono i colori, che possono essere un qualcosa che impreziosisce di gioia l’esistenza, eppure persino questo è negato. Così come quando si parla del coraggio – sì, il coraggio necessario non solo ad accogliere le memorie, ma a diventare consapevoli, soli, diversi e, carichi di questo onere e onore, essere di fronte a una scelta.

Purtroppo il finale lascia con il fiato sospeso, vorremmo sapere di più di quello che accadrà a Jonas.
Così, come dicevo in precedenza, avrei preferito la storia fosse sviluppata in modo molto più denso e complesso – ma non sarebbe stato uno young adult.

Concludendo, credo che sia un libro essenziale da leggere. E, soprattutto, da pensare.

My rating: 4-4.5/5

Lois Lowry
The Giver. Il donatore (The Giver Quartet, #1)
Ed. Giunti

Advertisements

7 thoughts on “Lois Lowry, “The Giver. Il donatore (The Giver Quartet, #1)”

  1. A me è piaciuto tantissimo. Secondo me nelle scuole facessero leggere libri di questo genere al posto del Decamerone magari i ragazzi si appassionerebbero alla lettura. (nulla togliendo al Decamerone, chiaramente. Ma a 12-13 anni, cosa te ne può importare di quel genere di letteratura?)

    1. Il libro è molto bello e merita tanto più perché uscito in tempi in cui non era troppo di moda la distopia e dintorni.

      Relativamente all’altro discorso, concordo. Io sono sempre a favore dei classici e meglio iniziare da piccoli, ma per farli capire e gustare non si possono somministrare come una medicina indigesta (come oggi per lo più avviene). 😦
      Anzi, forse un romanzo come questo sarebbe introduttivo al Decamerone – d’altra parte quest’ultimo è una sorta di apocalittico ante litteram. 😉

  2. Mi stavo chiedendo se potrebbe essere adatto per un ragazzino di dieci anni… mio figlio legge con passione e interesse, si è fatto fuori tutta la serie di Harry Potter e di Percy Jackson, adesso vorrebbe iniziare Il signore degli anelli… forse con questo libro potrebbe cominciare a riflettere su alcuni valori importanti della vita, ma non so se sia meglio aspettare i dodici anni… Tu che ne pensi? Poi magari lo leggo anch’io… ;.)

    1. Nelle pagine “ufficiali” il libro è consigliato dai 12 anni, poi credo dipenda da ragazzo a ragazzo… Non ho esperienza nel campo e io faccio storia a sé; quello che posso dire è che nel libro non ci sono scene scruente, né sesso, né nulla di troppo disturbante (viene trattato il tema della morte, ma non in modo morboso o violento).
      Se vuoi dargli una lettura per tastare il terreno, ti assicuro che è scorrevole, in un paio d’ore si fa fuori. 😉

      Comunque “Il Signore degli Anelli” (che io lessi a 12 anni) è già ricchissimo di mille e più spunti di riflessione importanti e profondi! 🙂

  3. Condivido il tuo pensiero. Anche io l’ho letto, ormai da diversi anni e ne ho un bel ricordo, e condivido il tuo pensiero che sia molto più complesso di ciò che può apparire all’inizio.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...