La foresta di Brocelandia: ove la leggenda sussurra tra i rami

Sopravvivono luoghi che salvano dall’oblio il mito e la leggenda, affondando essi stessi le radici in un passato più fiabesco che reale.Uno di questi si trova in Francia, in Bretagna, non lontano da Rennes: la foresta di Paimpont.

È l’ultimo lembo della mitica foresta di Brocelandia (la foresta Armoricana, lunga 140 chilometri), quella che le cartine medievali indicavano col nome di Brecilien o Brecheliant, il bosco delle acque pure, delle sorgenti e dei ruscelli, degli alberi di faggio, di quercia e di betulla, dei castani e degli ontani. È territorio di miti, di cavalieri e fate, di palazzi di cristallo, di valli senza ritorno, un sito popolato – in un’era remota – da creature meravigliose e dove Merlino ha la sua “tomba”.
Insomma, un luogo di magia e mistero, che soprattutto nell’immaginario medievale ebbe un importante ruolo, nonché fece da sfondo a numerose avventure del Ciclo bretone (si pensi a “Yvain il cavaliere del leone” di Chrétien de Troyes).

In questa regione, le leggende arturiane sono fortemente radicate ed è presente una forte influenza dei Druidi: basti pensare che in tutta la Bretagna è possibile trovare menhir o allineamenti (i più famosi dei quali nei pressi di Carnac e gli allineamenti a Kerlescan sono soprannominati “i soldati di Artù”) e che nei boschi fitti e silenziosi, con gli stagni profondi, gli abitanti appendono sugli alberi, oggi come venti secoli fa, nastri, catenine, fazzoletti e coroncine di fiori per ringraziare le fate per i loro doni.

Paimpont è una foresta di latifoglie, principalmente querce e faggi, con aree di conifere sia all’interno nelle aree che hanno subito disboscamento che nelle zone periferiche.
Ma oltre al clima e alla splendida vegetazione, essa racchiude soprattutto i luoghi della leggenda.

In una delle aree periferiche, si trova la “Valle senza ritorno” (Val-sans-Retour), dove risiedeva Morgana, la sorellastra di Re Artù, che, ferita nell’orgoglio, vi si ritirò e incantò la valle: gli amanti fedeli potevano attraversarla senza pericolo, mentre quelli infedeli vi rimanevano intrappolati senza più possibilità di uscirne.

Tra stagni e ruscelli e il dolce verde degli alberi, spicca l’albero d’oro, creato per ricordare un vasto incendio che distrusse parte della valle nel 1976, anno di grande siccità. Esso è ricoperto da 90 grammi d’oro, così da renderlo eterno, come la foresta stessa.

Oltre, attraversato il borgo Folle-Pensèe, dove un tempo i druidi guarivano le malattie mentali, vi è un’altra fontana, quella di Barenton, legata alla storia di Ivano, nipote di Re Artù, che abbandonò la corte per arrivare a Brocelandia per affrontare l’avventura vicino ad una fontana dagli strani poteri, ovvero la fontana di Barenton, appunto, dall’acqua ribollente benché fredda.

Tra le tante storie attorno alla fontana di Barenton, tuttavia, ve ne sono alcune che riguardano l’incontro di Vivianne e Merlino, che divenne solito recarsi in Bretagna quando il re non aveva bisogno di lui.
Si dice, dunque, che un giorno, recatosi come faceva sempre a meditare vicino alla fontana di Barenton, il mago incontrò Vivianne, figlia di un nobile della zona, forse il proprietario del castello di Comper (costruito sempre nella foresta). Altri ritengono Vivianne (Viviana, o Nimue) già un’incantatrice, una delle Dame del Lago, che soleva passeggiare a lungo nella foresta.

Ella chiese a Merlino di mostrarle una magia: il mago fece apparire un giardino pieno di giovani cavalieri e di fanciulle che danzavano al suono di una musica celestiale.
Vivianne ne fu deliziata, e Merlino ne fu perdutamente ammaliato. Per piacerle, egli le donò, con un incantesimo, un magnifico castello (completamente di cristallo), di cui la rese padrona assoluta. Lo protesse con la sua magia, in modo tale che il parco ed il castello sembrassero, agli occhi di tutti, solo un lago come tanti altri (il mirabile lago di Vivianne, che adorna come una gemma il bosco).
Ma Vivianne non voleva solo il castello: voleva la magia di Merlino.
Giorno per giorno, anno dopo anno, Merlino le trasmise il suo sapere, le insegnò a riconoscere le erbe, le piante, a fabbricare pozioni, a leggere nelle stelle; acconsentì ad esporle tutte le sue arti più arcane e segrete, eccetto una. Occorsero tutte le capacità di fascinazione di Vivianne perché anche l’ultimo incantesimo venisse svelato.
Egli, alla fine, le rivelò il sortilegio capace di chiudere per sempre un uomo in una prigione invisibile ed inviolabile. La dama, senza esitare, ingannò il mago stesso e, appena egli si fu addormentato, ripeté parole e gesti, così da rinchiuderlo in una prigione d’aria, che nessuno potrà vedere né aprire, fino alla fine dei tempi.

“Merlino, nella tua grotta di cristallo
Immerso nel diamante del giorno
Esisterà mai un cantore
La cui musica attenui
Il solco tracciato dal dito di Adamo
Nel prato e nell’onda?”

Merlino, l’incantatore, non ricomparve mai più e Vivianne prese il suo posto accanto ad Artù, nuova profetessa e maga del re. La prigione (la “tomba” di Merlino) è l’albero tuttora visibile (secondo altre tradizioni, egli fu imprigionato in una torre di cristallo o in un castello), il punto più celebre dell’intera foresta: una semplice pietra spaccata in due da un albero che vi è cresciuto attraverso, contornata da fiori, corone, oggetti ornamentali, e tanti tantissimi bigliettini lasciati dai visitatori.

La tradizione vuole che il potente mago sia rinchiuso ancora oggi in quella stessa prigione, e che il suo spirito sussurri nel vento tra gli alberi della Brocéliande, pronto a pronunciare le tre magiche parole che lo risveglieranno dal suo sonno nel momento in cui il mondo avrà bisogno del suo aiuto, allorché forse pure Re Artù tornerà, ormai guarito, dalla mitica Avalon.

Non lontano dalla “tomba” di Merlino, sorge un altro luogo sacro: la fontana della giovinezza, le cui acque possiedono il potere favoloso di rendere la giovinezza alla persona che la beve.

Un luogo, insomma, in cui storia e fiaba si intrecciano in modo indissolubile, dove è ancora possibile immergersi nel sogno e percepire l’energia del Mito.

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