John Dos Passos, “Manhattan Transfer”

Il crepuscolo arrotonda delicatamente gli angoli bruschi delle strade. L’oscurità incombe sulla fumigante città di asfalto; ottunde le inquadrature delle finestre, i manifesti, i camini, i serbatoi, i ventilatori, le scale di salvataggio, le modanature, le decorazioni, le scanalature, gli occhi, le mani, le cravatte; li riduce a masse blu, a blocchi neri. Sotto il rullo che comprime più forte, sempre più forte, sprizza dalle finestre la luce. La pressione della notte strizza latte luminoso dai lampioni ad arco, spreme blocchi scuri dalle case fino a farne sfilare luce rossa gialla verde giù nella strada rimbombante di passi. Tutto l’asfalto secerne luce. Dalle insegne luminose sui tetti erompe luce, luce turbina vertiginosamente per le vie, luce colora tonnellate rullanti di cielo.

John Dos Passos, questo scrittore fondamentale e controverso della letteratura americana, in questo romanzo, forse il suo più famoso, riesca a raccontare con uno stile lirico e visionario cronache di vita drammatiche, di personaggi che si innalzano, agitano e perdono nell’era in cui New York ai suoi albori di metropoli futuristica, ammaliante e stordente, ma anche inquietante e minacciosa.
Ed è proprio la città la vera protagonista del libro e la sua “la magia di una città-mondo che da oltre un secolo attrae e respinge, incanta e impaura” – come scrive Pietro Gelli nell’introduzione.

Avendo avuto la fortuna di visitare New York, percepisco alla perfezione come ogni pagina di questo libro riveli ancor oggi gli splendori e miserie di una città così multiforme e straordinaria che non si può non venerare, ma nemmeno non rimanerne inorriditi.
La straodinaria capacita e varità stilistica di Dos Passos riesce a trasformare le parole in odori, calore, luce, vetro, rumori…, trascinando con sé le esistenze umane più disparate, accomunate dall’accalcarsi febbrile nella “città che sale” (per dirla con Boccioni).
New York è l’inferno e il paradiso, è la terra promessa e l’infrangersi dell’ultima speranza, è madre e amante. E Manhattan, il suo cuore steampunk, ogni giorno e ogni notte pulsa all’unisono della vita e della morte, dell’amore e dell’odio di tutti i suoi concittadini, di tutti i suoi devoti.
Tutto questo vale tanto oggi quanto un secolo fa, e Dos Passos sa graffiarne un’immagine perfetta, affascinante e terribile.

My rating: 4/5

John Dos Passos
Manhattan Transfer
(traduzione di A. Scalero)
Ed. Dalai

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