R.J. Palacio, “Wonder”

Wonder di R.J. Palacio è un romanzo middle grade che ha riscosso un enorme successo di pubblico ed è stato largamente acclamato per le tematiche affrontate.

Il libro racconta la storia di August (Auggie) Pullman, un ragazzo nato con una grave deformità facciale causata da una malattia genetica estremamente rara.
Ha studiato a casa tutta la vita, ma ora, dopo più di 20 interventi chirurgici correttivi, i suoi genitori decidono di provare a mandarlo a scuola.
Il libro segue Auggie lungo questo percorso – da poco prima di entrare nella prima classe delle medie fino alla fine dell’anno scolastico –, narrando avvenimenti, problemi, sentimenti e preoccupazioni attraverso la voce del protagonista e di altre persone vicine a Auggie.

Forse sono una voce fuori dal coro, ma questo romanzo non l’ho trovato affatto straordinario.
Più che coraggio spesso mi è sembrato di trovarmi di fronte ad odioso pietismo, ad espedienti sentimentalistici, a un buonismo forzato in contrasto con la crudeltà del mondo, a un tema come quello della disabilità e della diversità trattato con scarsa profondità o vero occhio critico.

Di sicuro, le difficoltà di Auggie, il suo approccio con la realtà, è toccante e mette in luce quanta forza di volontà e forza ci vogliano per affrontare il mondo, giorno per giorno, soprattutto per le persone che vengono guardate come “diverse”.
Tuttavia, mi è sembrato che solo la superficie di questa profondità presunta sia stata toccata.

Sembra che l’autrice abbia voluto far passare il messaggio del “voler bene a tutti a tutti i costi” e dell’ “essere per forza gentili” come precetto di salvezza e bontà universale.
A parte che questa cosa mi sa di enorme mielosità gratuita, personalmente non credo che il fingere benevolenza o il costringersi a sorridere e “non vedere” le differenze porti alla vera parità o integrazione. Sono sempre stata convinta che la presa di consapevolezza di cosa possiamo fare – ma anche di quello che non siamo in grado di fare – sia una possibile chiave per migliorare noi stessi ed evitare la cattiveria inutile e gratuita con chi o quanto è diverso.
Ma non l’ipocrita sdolcinatezza dell’essere tutti uguali – che è una spinta a vedere le differenze e stimare inferiori quanti rientrano nelle categorie da proteggere per una sorta di volontariato lava-coscienza.
L’accettazione vera e profonda è quella di vedere il diverso, ma stimarlo semplicemente tale, non inferiore, con i suoi lati positivi e negativi, e avere la mente sufficientemente aperta per metterlo al nostro pari (né sotto ma nemmeno sopra come un privilegiato).

Ah, e poi l’idea di tenersi un casco fisso in testa l’hanno avuta per primi i Daft Punk.

Concludendo, il romanzo è godibile e discreto, ma, pur mantenendo lo stesso target, poteva esserci qualcosa di più sostanzioso che tanti “rainbows & unicorns”.

My rating: 3/5

R.J. Palacio
Wonder
Ed. Giunti
Trad. A. Orcese

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6 pensieri riguardo “R.J. Palacio, “Wonder”

    1. Sarebbe la giornata ideale, dato che mi sono beccata della “senza cuore” (perché da bambina non piangevo per i film di Shirley Temple…)! XD

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