Michele Mari, “Verderame”

Michele Mari, affabulatore colto e raffinato, dissemina in questo romanzo una miriade di ingredienti: ambiguità e giochi verbali, mimesi linguistica, mistero, lo scorrere della storia universale e dei singoli, il tempo, la memoria, la famiglia, il doppio.
Tutti intessuti nella trama e visti attraverso gli occhi del protagonista, Michele, un ragazzino tredicenne che osserva il mondo come qualcosa di favoloso, un’avventura da intraprendere, un enigma da risolvere, suggestionato dalle sue mille letture di stampo fantastico.

L’arguzia linguistica – talora sorta di fine divertissement – è sottile, una delle colonne portanti del libro, ed è giocata su più livelli.
Vi è il linguaggio della narrazione, ricercato e dotto, che si contrappone all’idioma di Felice, il mostro pressoché analfabeta, che si esprime in maniera dialettale, disordinata. Una specularità che se da un lato pone Michele e Felice agli antipodi anche dal punto di vista culturale, il loro modo peculiare di intendersi, comprendersi, comunicare è davvero speciale, unico.
Poi, c’è tutto un gioco tra doppi sensi, rimandi logici, anagrammi, che soggiace alla trama e diventa parte del passato nebuloso di Felice e di quel paese, che si cerca pian piano di dipanare.

Se il tema dell’infanzia è toccato con delicatezza, compartecipazione, reminiscenza nostalgica ma sempre nitida e viva, altro argomento fondamentale è quello della memoria.
Anche in questo caso, Mari gioca su due fronti: la senilità e i problemi di Felice, che gli fanno perdere la memoria a breve termine (addirittura il nome delle cose), obliare completamente il suo passato e chi egli sia stato (situazione che corrisponde alla decadenza della casa del nonno di Michele), e la memoria dei luoghi, che invece viene man mano a galla, impregnata nella terra stessa, in quelle case. Emblematica proprio la frase “guardavo la nostra casa e mi sembrava di vedere la memoria del Felice, non solo perché un tempo favoloso era stata sua ma perché era piena di buchi e di crepe”.
Una testimonianza di come gli uomini passino, ma la storia diventi tutt’uno con i luoghi, anche se viene scordata.

La peculiarità straordinaria di questo romanzo è che tutto, anche gli aspetti più tristi, tragici, che si vengono a rilevare, sono vissuti come una mirabile avventura, dai connotati favolosi, un mondo che si popola di misteri e sovrannaturale.
Una realtà che è oggettiva, ma anche imperscrutabile, spesso condita di elementi immaginifici, vista da diverse angolazioni sempre mutabili, via via che l’offuscato puzzle della storia di Felice e di quel podere si va ricostruendo.
La ambiguità, le molteplici chiavi di lettura di un singolo elemento e il tema del doppio: ecco altri fili rossi che scorrono e si ramificano lungo tutto il romanzo, rendendo ogni prospettiva incerta, ogni soluzione mai definitiva. E il doppio insidia anche i protagonisti stessi, inspiegabilmente, fino al finale…

Davvero un bel libro, una storia italiana che palpita delle nostre stesse radici, ben strutturata e arricchita da un lessico mirabile.
Grande Mari, davvero un eccelso scrittore italiano contemporaneo.

My rating: 4-4.5/5

Michele Mari
Verderame
Ed. Einaudi

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6 thoughts on “Michele Mari, “Verderame”

  1. Io l’ho socperto un paio d’anni fa con quella gemma ineguagliata che è “Io venia pien d’angoscia a rimirarti”. Dopo ho letto qualcos’altro, ma trovandolo sempre un po’ troppo artificioso e compiaciuto per conquistarmi davvero. Sarei curiosa di leggere le sue Poesie d’amore a Ladyhawke, se le trovassi. 🙂

  2. Che bello questo libro, l’anno scorso l’ho letto anch’io. Mari è uno scrittore veramente particolare, che si distingue per stile, cultura e originalità da molti altri. Vorrei leggere la raccolta Euridice aveva un cane, ma sembra attualmente reperibile solo in biblioteca, dove infatti andrò a procurarmela… Hai letto altro di questo autore?

    1. Io adoro Michele Mari, a mio parere è uno dei migliori scrittori italiani viventi! 🙂

      Di suo ho letto “Rosso Floyd” (biografia romanzata di Syd Barrett e Pink Floyd), “Tu, sanguinosa infanzia”, “Io venìa pien d’angoscia a rimirarti” e “Tutto il ferro della Torre Eiffel”. Libri molto diversi tra loro, ma che ho apprezzato moltissimo. 🙂
      Ho in wish list anche la raccolta di poesie “Cento poesie d’amore a Ladyhawke”.

      1. Tutto il ferro della Torre Eiffel mi attira parecchio… ma nel frattempo andrò alla ricerca di quei racconti che sembrano ormai fuori catalogo, poi ti farò sapere le mie impressioni. Sicuramente parlerò anche di Verderame nel mio blog… nel caso vieni a postare una tua opinione, mi farà un grande piacere visto che apprezzi questo autore! 😉

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