Margo Lanagan, “Tender Morsels”

Tender Morsels di Margo Lanagan (da me scoperta lo scorso anno grazie a The Brides of Rollrock Island e che ho subito amato) è forse ad oggi il romanzo più noto della scrittrice australiana.

La base della storia è il retelling della fiaba dei fratelli Grimm Rose Red and Snow White, una delle fiabe più vivide ma dai risvolti cupi degli autori, ma completamente rivista e riletta nello stile e nella sensibilità tipici della Lanagan.

Liga, una ragazza di soli 13 anni , vive con il padre, un uomo duro, dispotico e incostante, che controlla tutta la sua vita, che tiene la figlia praticamente segregata in un capanno nel bosco, lontano dal villaggio.
Pur senza esprimerlo chiaramente, dopo poche pagine, emerge tutta la triste e sconcertante realtà della povera ragazza, che oltre a vivere in uno stato di terrore e isolamento, è costretta a subire gli abusi sessuali del padre.
Come l’autrice fa emergere questa verità e dipinge Liga, un’anima infranta e innocente, è straordinario quanto scioccante.

Dopo anni di terrore e di calvario, il padre muore misteriosamente e Liga, incinta, rimane sola a dover accudire alla nascitura.
Liga è sola e vulnerabile in un mondo intriso di male.
Mentre è incinta della sua seconda bambina a seguito di uno stupro di gruppo, Liga disperata decide di porre fine alla sua vita e si inoltra nel bosco. Qui, tuttavia, magicamente entra in una sorta di mondo parallelo, uno spazio tutto suo, privo di minacce e abitato solo dalla natura. E ‘un luogo emotivamente neutro, tranquillo, felice e – soprattutto – senza uomini.

Qui le sue due adorate figlie, Branza e Urdda, crescono sicure e liete, leggere, in una sorta di alveo fiabesco e incorruttibile, ma ove l’oscurità si percepisce essere sempre in agguato, minacciosa.

I primi strappi in questo paradiso si evidenziano quando un orso riesce a penetrare in questo universo isolato, portando con sé il ricordo del mondo reale, qualcosa di intimidatorio ma anche dolce.

Questo squarcio è profondamente significativo non solo per Liga, ma soprattutto per le sue figlie.
Branza, infatti, continua ad amare quel paradiso, la sua magia e le sue creature, Urdda, invece, è sedotta dall’altro mondo, dalla realtà, per quanto cruda e piena di rischi.

A poco a poco, la sicurezza incrollabile che Liga ha scelto le figlie vacilla e comincia a rivelarsi per quello che è: l’incapacità (o forse l’impossibilità) di vivere di nuovo nella realtà, dopo un trauma indicibile.

La Lanagan gestisce una grande varietà di punti di vista e un eccelso cast di uomini, donne e animali, tratteggiando tutto con grande delicatezza e misura.
I suoi personaggi, alle prese con i terribili danni inflitti dalla vita e l’inevitabilità della morte, e pur non offrendo facili soluzioni e men che meno consolazione, cerca di trasmettere come ci sia qualcosa che possa lenire le sofferenze, al di là del suicidio, come nel mondo degli uomini e del male, ci possa essere ancora qualche spiraglio di luce.
Luce, e speranza, che faticosamente e duramente può venire solo dal sé.

Il romanzo è aulico e terrificante, oscuro ma impregnato di magia.
Il linguaggio dell’autrice, poi, il suo stile, è chiaro e suggestivo.

Come nel già citato The Brides of Rollrock Island, balza subito all’occhio come venga fortemente sottolineato quanto il mondo degli uomini (e spesso proprio degli esseri di sesso maschile) sia fortemente causa di male, dolore, rovina.
In tutto questo, i suoi personaggi trovano un’alternativa, un mondo altro, fatato, un ritorno alle origini e alla natura, per sopravvivere. Per guarire? Liga, no; le sue figlie, forse.
D’altra parte, la Lanagan suggerisce che questo splendido isolamento se è necessario, non può essere eterno, è indispensabile ritornare al reale, immergersi in esso.
E qui, ammetto di scorgere una sorta di ambivalenza nell’autrice, che appunto non offre mai né consolazione né facili o vane speranze. Infatti, non si dice che il mondo verrà sanato, anzi, ma solo che non se ne può sfuggire, così come non si può sfuggire dal dolore. E c’è questo senso di eterno ritorno, ciclicità, di una vita che viene spezzata da immense sofferenze, si ritira in un mondo magico e starà ai suoi figli e figlie ritornare nel mondo, benché questo non sia garanzia di salvezza o felicità, anzi, pare essere velato il fatto che l’uomo ripete se stesso, il suo male radicato, pertanto come non si può dimenticare il reale, non si sfugge al male. Ciclicamente.

Credo che sia raro trovare un’autrice che sappia coniugare in modo così abile e intenso concetti estremamente profondi e toccanti in storie che coniugano vita e fantastico. E’ di una bellezza sconvolgente e non facile.
Mago Lanagan è davvero eccellente, rara.

My rating: 4/5

Margo Lanagan
Tender Morsels
Ed. Knopf Books

You are pure-hearted, Branza, and lovely, and you have never done a moment’s wrong. But you are a living creature, born to make a real life, however it cracks your heart. However sweet that other place was, it was not real. It was an artifact of your mam’s imagination; it was a dream of hers and a desire; you could not have stayed there forever and called yourself alive. Now you are in the true world, and a great deal more is required of you. Here you must befriend real wolves, and lure real birds down from the sky. Here you must endure real people around you, and we are not uniformly kind; we are damaged and impulsive, each in our own way. It is harder. It is not safe. But it is what you were born to.

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