Susanna Clarke, “Jonathan Strange & il Signor Norrell”

Jonathan Strange & il Signor Norrell è la colossale, epica opera d’esordio della scrittrice britannica Susanna Clarke, che ha impiegato quasi dieci anni per portare a termine la stesura del romanzo.

Questo libro è semplicisticamente etichettato come fantasy, ma in realtà lo definirei un romanzo storico (è ambientato difatti nell’Inghilterra di inizio 1800) con elementi fantastici, in primis la magia. Anzi, proprio la sua solida struttura storica, fa sì che la componente sovrannaturale e magica sembrino qualcosa di estremamente realistico e verosimile.

Nell’Inghilterra della Clarke, infatti, la magia esiste davvero e ha una storia centenaria, soprattutto nel Medioevo grazie al leggendario mago detto il Re Corvo, che si narra fosse re di tre regni, nell’Inghilterra del Nord, nei Regni Fatati e negli Inferi.
La vita e le opere di questo mitico personaggio ebbero un’influenza secolare, facendo conoscere alla magia anni e anni fiorenti, fino a che il Re Corvo scomparve misteriosamente e man mano anche la magia “attiva” iniziò a svanire, fino a ridursi soltanto una mera disciplina di studio per pochi addetti – che, addirittura, considerano l’operare la magia pratica qualcosa di sconveniente e perfino impossibile.
Questo status quo viene improvvisamente sconvolto dall’entrata in scena del signor Norrell, un tranquillo e misantropo borghese, che vive nella sua isolata casa di campagna a studiare vecchi testi di magia. In risposta ad una sfida, egli dimostra dopo decenni come sia possibile ancora compiere una magia.
La fama del signor Norrell e della sua impresa si diffonde rapidamente, tanto più che egli decide di trasferirsi a Londra, con l’aspirazione di restituire all’antica dignità la professione di mago.
Per fare ciò compirà magie notevoli e di grande risonanza, entrando a far parte non solo della migliore società inglese, ma anche essendo spalleggiato da eminenti politici in un momento critico per l’Inghilterra, quello dell’opposizione a Napoleone Bonaparte.

Nel frattempo entra in scena il secondo protagonista, Jonathan Strange, gentiluomo di campagna, che per diletto e in seguito alla profezia di un vagabondo, decide di intraprendere la carriera di mago e si reca a Londra per divenire allievo di Norrell.

I caratteri e gli obiettivi dei due maghi, tuttavia, non tarderanno a stridere tra loro, facendoli divenire prima taciti poi aperti nemici, entrambi intraprendendo grandi imprese e mostrando a tutto il Paese la potenza, la bellezza ma anche l’estremo rischio della magia.

Il romanzo, come già detto, è davvero colossale, non solo per lunghezza, ma anche per la sua complessità e ricchezza.
Lo svolgersi della trama è volutamente alquanto lento, incentro spesso su dettagli e riferimenti storici, e costellato da una miriade di sottotrame e racconti secondari sparsi nel libro e nelle note.
Questo dà vita ad un mondo realistico, tridimensionale e variegato, ma sicuramente non aiuta il lettore a seguire gli eventi principali o a sentirsi immediatamente coinvolto nell’azione.

Lo stile dell’autrice è peculiare e anche nella ricerca linguistica cerca il più possibile di ricordare i grandi romanzi storici dei secoli scorsi. Le sue descrizioni, inoltre, sono liriche e di una bellezza rara. Per questo consiglio di leggere almeno qualche pagina in originale, perché merita assolutamente.
Questo fa sì che tutto l’apparato fantastico diventi una vera mitologia dell’epoca e sia una parte soltanto di tutto quello che ha voluto mettere sul piatto l’autrice – ovvero guardare la storia dell’Inghilterra di quegli anni da un punto di vista inedito.

Nonostante le storie secondarie e il lento sviluppo, il lettore non potrà non affezionarsi ed essere coinvolto dai due protagonisti, che suscitano simpatia e astio, e alle loro mirabili imprese.

La terza e ultima parte del libro si dispiega in tutta la sua grandezza e si respira un’atmosfera epica, grave, intensa, spesso cupa – così come le vicende di Norrell e Strange diventano sempre più intricate, pesanti, mostrando come davvero la magia sempre abbia un prezzo, richieda un tributo dell’anima, e non sia un mero gioco o divertimento.

Che lo si ami o lo si odi, questo romanzo merita sicuramente attenzione, è una grande prova di bravura per la sua autrice, e dimostra come anche il genere fantasy possa vivere di spunti inediti e dar vita a storie straordinarie e inedite.

My rating: 4/5

Susanna Clarke
Jonathan Strange & il Signor Norrell
Ed. TEA
Trad. P. Merla

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