Hannah Kent, “Burial Rites”

Nel suo romanzo d’esordio, Burial Rites, Hannah Kent si è cimentata in una storia ambiziosa: raccontare il lungo inverno prima che nel 1829 avesse luogo l’ultima esecuzione pubblica in Islanda, allorché un uomo e una donna vennero decapitati per aver commesso un omicidio. Non essendoci prigioni in Islanda, durante i mesi invernali prima della sua esecuzione, la donna condannata era stata tenuta in una fattoria, sorvegliato dalla moglie e le figlie del contadino proprietario.

La storia è molto intensa e affascinante a partire proprio dall’ambientazione. Il paesaggio del nord dell’Islanda getta il suo incantesimo fin dalle prime righe sul lettore e rende ancora più pregnante la vicenda di Agnes Magnúsdóttir.

Il lavoro di documentazione attuato dall’autrice è ottimo, ne esce un ritratto dell’Islanda di circa due secoli fa estremamente realistico e dettagliato, senza mai far sembrare tutto ciò una mera appendice o descrizione fine a se stessa, bensì il quotidiano ripetersi delle azioni dei contadini, la loro vita scandita dalle stagioni e dal clima è perfettamente integrato con la narrazione.

La trama di per sé è molto semplice, tanto più che fin da subito si dichiara come andrà a finire.
La storia, tuttavia, non è focalizzata su eventi esterni, ma sull’interiorità dei personaggi principali, il loro interagire e il lento e silente mutarsi delle loro relazioni.

A livello stilistico, questa progressione e analisi dei vari io è attuata mirabilmente con l’alternarsi dei punti di vista dei vari personaggi, non senza stralci di documentazioni pseudo-storiche.
Questo rendo il tutto molto più toccante e intimo, le voci (soprattutto quella di Agnes e Margrét) sembrano segreti sussurri delicati e profondamente sofferti.
Inoltre, il lettore è costantemente teso a ricercare tra le righe la verità sulla storia di Agnes, quasi a cercarne una scusante, un’ingiustizia nel processo.

Agnes stessa non cerca grazia o scusanti, ma giustizia e ascolto e, forse ancor più, di ricordare che anche lei è un essere umano.
Questo credo sia uno dei fulcri del romanzo, quella che più mi ha toccato oltretutto, ed è messa in luce proprio da rapporto tra Agnes e Margrét, il fatto di riscoprire l’umanità che risiede nel cuore di qualcuno, di porgere ascolto e comprensione a chi di primo acchito non la meriterebbe.

Anche se complessivamente non mancano alcune spigolosità, gli ultimi mesi della vita di Agnes sono narrati con poesia, amarezza, lasciando emergere un senso di solitudine, non solo nella protagonista, esistenziale e quasi connaturata alla terra stessa.

Davvero un bel romanzo, non semplice, ma che merita attenzione e saprà donare emozioni profonde.

My rating: 4/5

Hannah Kent
Burial Rites
Ed. Little, Brown and Company

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