Makoto Yukimura, “Planetes”

PlanetES è un manga fantascientifico di Makoto Yukimura, pubblicato in Giappone trail 2001 e il 2004.

La storia è ambientata tra il 2075 e il 2080, la colonizzazione dello spazio è un dato di fatto, tanto che sulla Luna è stata costruita una stazione permanente per colonizzare Marte e altri pianeti del Sistema Solare.
Personaggi principali sono i componenti di un gruppo di netturbini spaziali della Sezione Space Debris, in particolare della Technora, il cui compito consiste nel prevenire danni o distruzioni di satelliti, stazioni orbitanti e navi spaziali da parte di rottami e detriti liberi di vagare lungo l’orbita terrestre.
Il loro compito, tuttavia, è spesso più difficile di quanto sembri, in quanto devono scontrarsi con i gruppi contrari alla colonizzazione, come ad esempio l’organizzazione clandestina e terroristica “Fronte per la Difesa Stellare”.

Oltre alle faide tra organizzazioni o alle lotte di tali divergenti, il pretesto della raccolta dei debris è utilizzato per focalizzare la trama sui protagonisti, sul loro io, sui loro problemi e sulla loro solitudine, tanto più quando immersi nelle immensità silenti dello spazio, per poter sviluppare i personaggi e i loro rapporti emotivi, sulle domande esistenziali che inevitabilmente si pongono (sul perché delle proprie esistenze, sul perché della vita umana, e persino sull’esistenza di Dio).
Devo dire che il collegamento ideale con il film Gravity è immediato, sia per le tematiche che per l’accuratezza scientifica.

Infatti, tutte le situazioni descritte si basano su presupposti scientifici reali e il mondo descritto è estremamente realistico – ad esempio la mancanza di suoni nel vuoto spaziale, l’avvelenamento da radiazioni, cancro, osteoporosi e problemi psicologici dovuti alla lunga permanenza nel vuoto siderale oltre l’atmosfera terrestre.

E’ un manga davvero insolito, tanto lirico nelle parti più introspettive, quanto interessante in quelle maggiormente scientifiche.

My rating: 4/5

Makoto Yukimura
Planetes (nr. 4 volumi)

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2 thoughts on “Makoto Yukimura, “Planetes”

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