Patrick Ness, “The knife of never letting go (Chaos Walking, #1)”

Questo romanzo di Patrick Ness, The knife of never letting go, ha diversi spunti interessanti, ma si sviluppa in modo troppo altalenante.

Todd Hewitt è l’unico ragazzo che non ha ancora raggiunto l’età (13 anni) per essere considerato uomo, rimasto a Prentisstown , un piccolo insediamento su New World.
All’inizio del romanzo egli conosce la storia di Prentisstown come gli è stata raccontata, ossia che tutte le donne e la metà degli uomini sono stati uccisi da un virus rilasciato dalla specie autoctona del pianeta, gli Spackle. Altro effetto di questo germe è che gli uomini sopravvissuti possono sentire i pensieri altrui, in un flusso continuo e onnipresente, a volte più o meno nitido, noto come il “rumore” (the Noise) .

Quando Todd, accompagnato dal fedele cane Manchee, è costretto ad andarsene da Prentisstown, viene inseguito da uomini armati, capeggiati Aaron , ma riesce a sfuggire, rifugiandosi per caso in un luogo ove domina il silenzio. Qui incontra Viola, una ragazzina, arrivata su New World dopo che l’astronave su cui viaggiava si è schiantata al suolo in una palude, e i due cominciano a viaggiare insieme per trovare un luogo sicuro e migliore.

Durante il loro viaggio, Todd avrà da ricredersi su molte cose che gli erano state raccontate sulla sorte di New World e Prentisstown, sempre inseguiti dagli uomini armati della città che lo braccano furiosamente per catturarlo e riportarlo indietro.

I presupposti per una storia interessante ci sono tutti, ma come accennavo in precedenza la narrazione presenta incongruenze, scelte narrative ingenue e spesso sembra un po’ grezza, quasi di un autore alle prime armi.
La trama del libro è alquanto prevedibile fin dai primi capitoli, almeno nelle sue linee generali. Pochi sono i colpi di scena che non si aspettano, altrettanto scarsa la suspense, così come le vere evoluzioni nell’andamento della storia.

I personaggi sono abbastanza piatti.
Todd, il protagonista, nonostante quello che attraversa, non ha un vero e proprio sviluppo o crescita interiore. Alcuni suoi pensieri e sue scelte sono abbastanza banali, a volte addirittura sembra più subire un’involuzione che progredire.
Viola è del tutto bidimensionale, gli altri personaggi caratterizzati da poca personalità e a stento tratteggiati.
Paradossalmente, riesce molto meglio il ritratto di Manchee, il cane di Todd.

Il worldbuilding è pressoché assente, ma se ne sente la mancanza, poiché spesso non riuscivo a capire dove davvero la storia fosse collocata, il perché dello status quo nel quale New World versava.
Non sarebbero servite centinaia di pagine, ma informazioni in più avrebbero dato maggior spessore e senso all’intera storia.
Ness si limita a lanciare briciole di notizie che oltretutto non hanno nemmeno grande consistenza; non spiega, ad esempio, con maggiore compiutezza il perché del “rumore” o di altri punti nodali, lascia tutto galleggiare labilmente, cosa che rende poco realistico il background e dà l’impressione di troppa ingenuità (o trascuratezza) nel maneggiare il materiale narrativo.

Lo stile non è male: scritto come sorta di flusso di coscienza del protagonista, cerca di riportare in maniera mimetica il modo di parlare di Todd, mettendo in luce la sua mentalità, il perché delle sue scelte.
Questo, inoltre, si innesta molto bene con il concetto del “rumore”, questa sorta di continuo brusio delle voci altrui.

Il finale è brusco e lascia la storia in sospeso. Vero che è il primo libro di una trilogia, ma l’ultimo capitolo sembra fatto apposta per incentivare all’acquisto del successivo.
Un minimo di compiutezza in più non sarebbe guastata.

Tirando le somme, il romanzo non mi è dispiaciuto del tutto, ci sono spunti interessanti, argomenti validi, ma poteva essere curato e scritto con maggiore attenzione e perizia per renderlo più piacevole e gustoso.

My rating: 3/5

Patrick Ness
The knife of never letting go (Chaos walking, #1)
Ed. Candlewick

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