Therese Walsh, “The Moon Sisters”

Quando ho fatto richiesta su Netgalley di The Moon Sisters di Therese Walsh, ero ispirata dalla trama, ma non pensavo di avere la possibilità di leggere un romanzo così ben scritto, profondo e toccante.

È la storia di due sorelle, Jazz e Olivia, che non potrebbero essere più diverse tra loro: Jazz, ventiduenne e la maggiore, è razionale, pratica, metodica, quanto Olivia, diciottenne, affetta oltretutto da una forma di sinestesia, è una sognatrice, ingenua.
Insieme alle ragazze vive Beth, la loro madre, vive quasi sempre chiusa in casa, in parte persa nei suoi pensieri, nelle sue malinconie, o alle prese con la stesura di una storia fantastica che non riesce a terminare, trascorrendo il resto del tempo tra sonnellini più o meno lunghi. Inoltre, c’è loro padre Branik e la nonna paterna, di origine slovacca e che crede ancora nelle tradizioni e nel potere dei sogni.
Un freddo giorno di un febbraio, Olivia esce di casa lasciando la madre da sola e quando rientra la trova deceduta, a causa del gas che fuoriesce dal fornello che ha riempito la cucina dalle finestre e porte del tutto chiuse. Suicidio?
Quest’avvenimento sconvolge completamente la vita della famiglia, anche se ogni membro subisce e reagisce alla perdita in modo diverso.
Olivia, in particolare, decide di recarsi, con al seguito le ceneri della madre, in un posto chiamato Cranberry Glades, luogo che era spesso citato dalla madre stessa, dipinto quasi come un qualcosa di mitico, magico, ove era ambientata la storia che Beth stava scrivendo e diceva si potevano ammirare degli ammalianti fuochi fatui.
Jazz, nonostante trovi l’idea del tutto assurda e inutile e non riuscendo a far desistere Olivia, costretta dal senso del dovere non riesce ad abbandonare la sorella in un simile tragitto, temendo che possa accaderle qualcosa, data la sua ingenuità a volte quasi infantile.
Inizia quindi il loro viaggio, che sarà tutt’altro che semplice e prima di arrivare alla meta dovranno attraversare e superare parecchie difficoltà, soprattutto interiori, mettere in discussione se stesse, il proprio passato, ma ancor più cercare di relazionarsi tra loro, nonostante la loro profonda diversità.

Il libro è davvero molto bello, sotto molti punti di vista.

Ottima la scelta di scrivere la storia alternando due voci, quella di Olivia e quella di Jazz, inframezzate talvolta dalle lettere della madre al padre che anni prima l’aveva rinnegata, poiché era rimasta incinta e se n’era andata di casa con un uomo che il padre disapprovava.
Questa alternanza rende perfettamente uno dei primi messaggi che l’autrice ci consegna, ossia che il mondo, la vita possono essere guardati da tanti punti di vista diversi, e nessuno ha maggiore o minore valore degli altri. L’importante è sapere ascoltare, meravigliarsi e arricchirsi reciprocamente.

E questo è uno degli obiettivi delle due sorelle, oltre a quello di capire se stesse, che è la cosa fondamentale, insieme ad accettarsi e sapersi anche perdonare.

Per questo definirei questo romanzo un viaggio che va al di là di quello narrato e intrapreso da Jazz e Olivia: è soprattutto un viaggio interiore, negli abissi anche più cupi e dolorosi di sé e del proprio passato.
Credo non a caso uno dei momenti più difficili del cammino, ma anche il più rivelatore, sia attraverso un bosco, topos classico simbolico del perdere se stessi e della fatica per ritrovarsi, rinnovati, una volta rintracciata la strada – che non è altro che la via dell’Io.

Ugualmente non casuale, direi essere il cognome delle sorelle, Moon appunto: che richiama il satellite della Terra, qualcosa di reale e concreto, ma anche il simbolo per eccellenza dei sogni, del cielo, di un tocco di malinconia e di qualcosa che si vorrebbe raggiungere.

Il romanzo, tuttavia, sottolinea anche l’importanza dell’amore (di ogni tipo e in primis quello della famiglia), dei sogni, che mai vanno trattati come qualcosa di sciocco, bensì quali luci che il nostro sé ci dona per indirizzarci, e la forza delle storie, che hanno il potere di legare, far scoprire l’impensato, aprire orizzonti.

Non è un libro semplice, proprio perché siamo alle prese con l’interiorità delle due sorelle, in un momento estremamente delicato e sofferto, e il suo arroccarsi su se stesso prima, evolversi poi.
L’autrice è davvero encomiabile nel descrivere e far percepire ogni moto dell’animo, sentimento e pensiero delle protagoniste, senza mai retorica o pesantezza, ma con un acuto realismo e grande sensibilità.

Nonostante questo, ci sono anche attimi di suspense e piccoli colpi di scena, che alleviano i temi non certo semplici e rendono gradevole la lettura.

Inoltre, il “gioco” a due voci delle sorelle, così diametralmente opposte, tanto da sembrare quasi inconciliabili e incomunicabili, restituisce punti di vista differenti sulle situazioni e sui sentimenti che fanno riflettere, ma anche servono a mantenere viva l’attenzione.

Accanto a ciò, lo stile della Walsh mi è davvero piaciuto: l’autrice riesce a presentare ogni cosa in modo tridimensionale e a farne sentire vividamente le forme, i colori, i profumi, i suoni, tutte le sensazioni.

L’unico appunto che potrei fare è che la parte centrale della storia, a mio parere, si dilunga un po’, in ogni caso senza rovinare l’insieme.

Bel romanzo, dunque, che non lascia indifferenti; toccante e che lancia molti spunti, e profondi, di riflessione.

Ricordando che, come cita l’autrice:

What one commonly takes as “the reality… by no means signifies something fixed, but rather something that is ambiguous… There are many realities.
(Albert Hofmann)

My rating: 4/5

Therese Walsh
The Moon Sisters
Ed. Crown Publishers

***Thanks to Netgalley and to the publisher for providing me a free copy of this book in exchange for an honest review.

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