Helene Wecker, “The Golem and the Jinni”

Leggende e culture antiche, i vivaci quartieri popolati dagli immigrati nella New York di fine XIX secolo, amicizie, solitudini, differenze, complotti e sentimenti.
Questi gli ingredienti principali di The Golem and the Jinni, primo romanzo di Helene Wecker.

Rotfeld, un prussiano ebreo, si avvicina al diabolico Yehudah Schaalman, che “amava dilettarsi con la più pericolosa delle arti cabalistiche”, e si fa creare una donna golem. Il golem viene consegnato a Rotfeld insieme alla lettera che contiene il comando necessario per portare il golem in vita e distruggerlo, nel caso divenisse necessario.
Rotfeld salpa quindi per New York e durante la rotta, impaziente, risveglia il golem… Purtroppo poco prima di morire, lasciando la creatura disorientata e sola.
Approdato su suolo americano, la donna golem fortunatamente trova il rabbino Avram Meyer, che la aiuterà a muovere i primi passi in un mondo nuovo che la disorienta e spaventa.

Contemporaneamente, a New York, un Jinni, creatura di fuoco di origine siriana, imprigionato da mille anni, viene accidentalmente liberato dalla sua boccetta di olio da Arbeely, un lattoniere siriano.
Il Jinni è affascinante, ma anche orgoglioso e un po’ arrogante e faticherà a trovare il modo per vivere nella società, capirne le logiche.

La storia inizialmente si sviluppa lungo due linee parallele principali, seguendo Chava, il golem, e Ahmad, il jinni, nella propria vita, nella scoperta di sé, della città che li circonda, nel tentativo di inserirsi tra gli umani.
Tuttavia, il loro essere diversi, li farà sempre sentire essenzialmente differenti dagli altri, soli, incompresi.
Per questo, quando accidentalmente una notte si incontrano, è inevitabile si instauri tra loro un’amicizia.
Via via nel tentativo di interarsi, Chava e Ahmad si troveranno di fronte a mille ostacoli nel condurre una vita all’apparenza normale, tra istanti di gioia e dolore, amore, amicizia, invidie e tradimenti.

Mentre le storie di Chava e Ahmad sono il cuore del romanzo, una moltitudine di dinamici personaggi si fa spazio nella trama, più o meno solidamente intrecciati alle vicende dei due protagonisti.

Punto di svolta è quando Yehuda Schaalman giunge a New York e ritrova il “suo” golem, innestando altri eventi imprevisti e un infittirsi di complicazioni e inside per i protagonisti.

Il golem e il jinni sono diversi sotto molti punti vista, ma sono altrettanto uniti dal fatto di essere degli “estranei” e non preparati ad affrontare la società nella quale si ritrovano.
L’autrice è davvero brava a far emergere con estrema delicatezza, a volte persino nostalgica malinconia, tutta questa gamma di sentimenti e domande (religiose, etiche, culturali ed emotive), che mettono in luce la profondità dei due protagonisti, in modo toccante e coinvolgente.
L’utilizzo delle due creature fantastiche è anche una metafora per proporre un ritratto della vita delle comunità ebraiche e siriane immigrate a New York a quel tempo, ma anche per evidenziare il sentire di tutti gli emarginati, gli stranieri, i diversi, che si trovano a dover affrontare un mondo a volte ostile, nel quale l’integrazione è davvero ardua.

La descrizione dei personaggi secondari, così come dell’ambientazione, è ben riuscita. Le pagine spesso sembrano realmente brulicare della vita dei quartieri newyorkesi di allora, tra chiacchiericci in lingue differenti, profumi esotici, persone bizzarre e delle più diverse etnie.
Notevoli, inoltre, i riferimenti alla cultura ebraica e siriana, alle leggende e miti ai quali si fa riferimento, che arricchiscono apprezzabilmente la storia di un solido background realistico ma senza mai appesantirla.

Tuttavia, l’autrice a volte si dilunga troppo nell’esposizione delle storie parallele degli altri personaggi, spostando il focus dalla trama principale.
Anche se queste digressioni risultano armoniche con il resto del libro, il calo di coinvolgimento nella storia è piuttosto brusco e appesantisce un po’ la lettura.

Inoltre, mentre mi è piaciuta moltissimo la prima parte, la rappresentazione della città e le vicende dei due protagonisti, l’ultima parte del libro non mi ha appassionato granché.
Essendo un romanzo centrato soprattutto sulle emozioni, i capitoli finali che sono primariamente di azione a mio gusto stonano un pochino nell’equilibrio complessivo.
Per quanto pregevoli anche questa sezione narrativamente drammatica, si sente la mancanza di maggiori momenti di ponderazione, peculiarità e pregio che avevano caratterizzato il resto del romanzo.
Inoltre, anche in questo caso, alcune divagazioni sono troppo lunghe e smorzano l’attenzione.

La Wecker comunque ha saputo scrivere una storia decisamente gustosa, molto originale, ben organizzata e realistica pur nell’utilizzo di elementi tratti dal mito, ma anche profonda e emozionante, che sa far riflettere sul messaggio che porta con sé.

My rating: 4/5

Helen Wecker
The Golem and the Jinni
Ed. HarperCollins

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