John E. Williams, “Stoner”

Romanzo Americano del 1965, Stoner dimostra come la vita anche in apparenza più ordinaria e modesta, se narrata mettendo in luce cosa si cela sotto la superficie (sentimenti, contraddizioni, errori, sofferenze, ecc.) può assumere un carattere universale, essere un exemplum o, quanto meno, parlarci dell’essenza dell’uomo – un qualcosa che ricorda molto la poetica drammaturgica del latino Terenzio.
L’autore fin da subito avverte che quella del Professore fu un’esistenza normale, senza nulla di eclatante o memorabile, tanto che il suo nome via via venne dimenticato, com’è fato per la maggior parte degli uomini.
Eppure, la sua storia viene narrata lo stesso e non si può fare a meno di rimanere coinvolti, colpiti, toccati dal vissuto di quest’uomo, uno qualunque, che potremmo essere un po’ anche noi stessi.
Buon esempio di letteratura americana, un romanzo che scava la solitudine e la sofferenza che sanno nascondersi dietro un’esistenza comune di uomini e donne che non sono eroi o protagonisti né di grandi eventi ma nemmeno del proprio quotidiano. Un po’ vivono, molto si lasciano vivere.
Così noi, al termine della lettura, potremmo dimenticare nomi e peculiarità, ma resterà viva quella sgradevole sensazione di essersi riconosciuti almeno un po’ in uno specchio.

My rating: 4+/5

John E. Williams
Stoner
Ed. Le Strade

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