Ender’s Game (2013)

L’adattamento cinematografico del seminale omonimo romanzo di fantascienza di Orson Scott Card è finalmente arrivato nelle sale cinematografiche, carico di aspettative per gli appassionati del genere e del libro e con alle spalle non pochi tentavi falliti di portarlo sul grande schermo.

La storia è ambientata in un futuro in cui l’umanità è stata devastata alcuni anni prima da una terribile guerra contro una specie aliena nota come i Formics. Ender Wiggin (Asa Butterfield) è un giovane e brillante cadetto alla scuola militare che prepara i ragazzi ad essere comandanti e soldati che dovranno contrastare la seconda venuta dei Formics, evento che si sta rapidamente avvicinando.

Avendo letto il libro anni fa, il paragone è inevitabile. E, purtroppo, spietato.
Trattandosi di un romanzo caposaldo della fantascienza, non è semplice considerarlo una mera base di spunto per un film e basta.
Il libro è molto di più, sotteso di analisi psicologica, pedagogica e filosofica, e altrettanto ci si aspettava dal film – almeno in parte. Purtroppo la pellicola, anche se presa di per sé non è pessima, fallisce in questa trasposizione.

Due ore di film non sono poche, ma nemmeno sufficienti per immergersi nello spessore dei messaggi che il libro mette in risalto.
Forse ci sarebbe stata la possibilità di approfondire le parti salienti, ma Gavin Hood, il regista, pare aver preferito ripiegare sulle convenzioni cinematografiche da blockbuster.

La sceneggiatura è poco più di una sintesi ben condensata della storia originale, una combinazione delle sue scene chiave, scelte con cura, ma ove le cose si sviluppano ad un ritmo eccessivamente veloce per trasmettere il senso di quello che sta accadendo o approfondire la psicologia del protagonista. Insomma, nulla dura abbastanza a lungo per comunicare davvero qualsiasi cosa e la storia ne risulta pesantemente semplificata e troncata.

L’interpretazione di Asa Butterfield è buona, fa vivere il personaggio di Ender in modo pregnante, anche nei suoi silenzi e sguardi. Peccato che il doppiaggio in italiano renda poco, sminuendo parecchio il lavoro dell’attore e di conseguenza anche il peso del personaggio stesso.

Tuttavia, proprio Ender che è il cuore della storia e il suo senso, in questa sintesi affrettata da dare in pasto al pubblico, è la parte che soffre di più.
Il protagonista passa da uno stadio all’altro della sua carriera nella scuola di guerra con una rapidità tale che sembra tutto già predefinito e a volte non è nemmeno del tutto chiaro. Non c’è sviluppo interiore, né lotta o crescita, se non vaghi accenni. Sembra solo un geniale predestinato, appoggiato incondizionatamente dal Colonnello Graff (Harrison Ford), che in alcune parti soffoca la centralità di Ender stesso.
Nel romanzo alla crescita del protagonista viene data grande importanza: Ender è al contempo un prescelto e un reietto, un leader e un emarginato, e la sua personale battaglia contro se stesso, le aspettative altrui, anche l’odio iniziale degli altri cadetti, è il conflitto più arduo che egli deve sostenere e vincere, più importante di ogni test fisico o strategico.

Nel film tutto è facile e rapido: da un minuto all’altro Ender conquista simpatie, eccelle in quello che fa, comprese le doti tattiche e militari (vero che il ragazzino è geniale, ma riuscire in tutto subito, è esagerato e superficiale), diventa da bambino vulnerabile a (apparentemente) freddo stratega.
Solo in un passaggio, si accenna velocemente al fatto che coloro che sono così duramente addestrati alla guerra e alla morte sono solo ragazzini, ma il breve dialogo rimane un inciso senza seguito.

L’unica scena riuscita davvero coinvolgente è l’esame finale, ove l’ansia e l’importanza del momento, e le conseguenze di questi adrenalinici e terribili attimi, sono palpabili e autentiche.

Allo stesso modo, i personaggi secondari perdono mordente, svuotati del loro significato essenziale, o essendone solo una vaga parvenza.
Questo senza nulla togliere alla buona interpretazione del resto del giovane cast.

Di contro, la scenografia, la regia generale e gli effetti speciali sono promossi.
L’atmosfera di austera e rigida scuola bellica è ben resa e ricreata, così come le mirabili scene di allenamento, navi spaziali, pianeti alieni e battaglie.
La sala di allenamento alla battaglia, che nel libro conta pagine e pagine, è davvero resa fantasticamente. Peccato vedere pochissimo questi addestramenti in azione, poche sequenze, anche se impressionanti, che invece avrebbero meritato a ragione molto più spazio – sia per motivi di mera spettacolarizzazione che per lo sviluppo della trama.
Anche i minuti di battaglia tra gli umani i Formics sono altrettanto sorprendenti – in questo effetti speciali e lavoro con le più moderne tecnologie sanno dar vita a qualcosa che leggendo le pagine del libro era soltanto immaginabile.

Alla fine, Ender’s Game è decente, guardabile. Un gradevole intrattenimento.
Al di là dell’impatto visivo, positivo e degno di nota, però, rimane una storia che non dice nulla oltre a quello che si vede sullo schermo, purtroppo.
I fan del libro ne rimarranno inevitabilmente delusi, chi non conosceva la storia in precedenza avrà visto qualcosa di carino ma non indimenticabile.

Un consiglio? Che andiate a vederlo o meno, leggete (o rileggete) il romanzo.

My rating: 6.5-7/10

Ender’s Game
2013
Regia di Gavin Hood

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4 thoughts on “Ender’s Game (2013)

  1. Condensato non direi… è stata tagliata solo una scena delle scuola di guerra e variato il finale (forse inutilmente, ma qui vai a capire le esigenze di produzione), ma per il resto avendolo letto di recente direi che c’è all’80%
    Non concordo sul contenuto della tua recensione, ma mi avvicino nel giudizio finale. A parte un paio di licenze lecite ho trovato il film molto aderente al libro. Il fatto è che in molti danno contro al film, quando il libro non è molto distante e non è affatto quel capolavoro che si vorrebbe. Per me sono entrambi sul 7, il libro si salva solo sul finale, il film su tutta la linea perché è decisamente strutturato meglio nell’intreccio.

    1. C’è tutto, ma troppo in sintesi.
      Nel libro si segue l’evoluzione interiore del protagonista, nel film no.
      Questo quello che ha trasmesso a me la pellicola, almeno. 🙂

  2. Un doppiaggio cosi emozionante considerando poi che chi lo fa e’ appena un ragazzo erano anni che non lo sentivo, tanto di cappello quindi per le emozioni che ha trasmesso la voce di Asa Butterfield (non concordo quindi con chi ha scritto l’articolo) le voci di Harrison Ford e Ben Kingsley sono quelli di 2 mostri sacri del doppiaggio.
    Il film e’ un prodotto fruibile anche per gli adulti e le due ore passano in fretta senza noia per quanto riguarda l’attinenza al libro, il regista ha sempre dichiarato che sarebbe stato diverso….
    Voto 9 al doppiaggio, 8 al film

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