Cassandra Rose Clarke, “The Mad Scientist’s Daughter”

Vi sono libri che per quanto non perfetti, seducono irresistibilmente, riescono a far risuonare delle corde in noi tanto da lasciarci ammaliati.
Per me è stato così con The Mad Scientist’s Daughter di Cassandra Rose Clarke.

Già le prime immagini sono straordinariamente evocative: una bambina che di notte gioca nel campo vicino a casa, tra le lucciole, e il padre che rincasa con un soggetto misterioso.

Cat ha cinque anni quando il padre, uno scienziato cibernetico che vive pressoché nell’isolamento insieme a moglie e figlia, porta a casa il suo nuovo tutore, Finn.
Finn, tuttavia, non è un uomo, bensì un robot dalle perfette sembianze umane.
Da subito si stringe un fortissimo legame tra i due, di complicità, amicizia e, col crescere di Cat, esso evolve in qualcosa di diverso, un sentimento difficile da definire.

La trama si svolge seguendo la crescita e l’età adulta di Cat, i suoi sbandamenti, i suoi errori, i suoi amori falliti, in un’America del futuro (anche se spesso sembra abbozzata con un sapore di antico), dopo un grave disastro ecologico e una successiva difficile ricostruzione.
Qui ci si scontra con uno dei primi difetti del romanzo, la mancanza di una descrizione degli eventi passati e  dello scenario di fondo. Vi sono soltanto pochi accenni, ma una vera e solida ambientazione non è mai costruita. Questo, da un lato rende il romanzo più accattivante, poiché la storia sembra sospesa in una sorta di universalità atemporale, ma da un altro si sente la mancanza di una scenografia, di un solido passato per questo universo.

Una necessaria precisazione su come il libro è costruito è che non ci si deve aspettare una classica storia distopica o di fantascienza, così com’è non è per nulla un libello su una sciatta storia d’amore.
Questo è un romanzo che vuole essere per prima cosa un’analisi caratteriale, in secondo luogo una delicata e particolare storia d’amore, infine fiction speculativa.

Cat è la protagonista assoluta: al centro di tutto, benché il romanzo sia narrato in terza persona, c’è lei, il suo sentire, la sua personalità.
Secondo me, questo potrebbe non piacere ad alcuni lettori, poiché una visione del mondo attraverso Cat è, di primo acchito, “limitata”.
Talora si avrebbe voglia di una visione più ampia e oggettiva, tanto più che la nostra protagonista, da adulta, ha un carattere non facile, egocentrico ed egotico, è estremamente passiva e disinteressata a conoscere a quanto la circonda. Tale fattore restringe il “campo visivo” immediato del lettore, che è costretto a raccogliere indizi e frammenti per ottenere lo scenario d’insieme.

Per esempio, la questione dei diritti dei robot, che solo di riflesso si comprende stia sollevando un gran rumore nella società, divisa tra chi è a favore e altri che sono decisamente contrari, benché coinvolga Cat in prima persona, per i suoi sentimenti per Finn, il lavoro di suo padre e quello del marito poi, non viene mai portata in primo piano, dibattuta, sviscerata. Rimane essenzialmente sullo sfondo.
Peccato, anche in questo caso, perché gli spunti sarebbero stati ottimi e molto stimolanti.

Cat non è tuttavia ignorante del mondo ove vive, né stupida o superficiale. Semplicemente, è la sua interiorità il fulcro di tutto.
Siamo di fronte a una tecnica narrativa simile a un vortice o a un magnete: Cat fa muovere la trama via via che viene a contatto con l’ambiente esterno e i suoi personaggi, che l’esterno venga coinvolto dalla sua emotività, entri a far parte del suo mondo interiore.
Per esempio, paradossalmente, proprio quando Finn diventa irraggiungibile per Cat, si infittiscono le domande sull’androide, sul suo essere, sulla sua capacità o meno di sentire qualcosa, poiché è Cat stessa che segue questi pensieri. E più la protagonista diventa consapevole, introspettiva, più la narrazione si fa densa, talora davvero commovente.

Alcuni recensori hanno sottolineato un contrasto, un paradosso narrativo sapientemente utilizzato e molto interessante: Finn, che è un robot, dà la sensazione di essere carico di motivazione, iniziativa, sensibilità quasi umane – pur egli stesso continuando a negare di provare alcunché; mentre Cat, la “regina di ghiaccio”, è spesso pressoché simile a un automa.
Questo potrebbe essere un espediente per stimolare la riflessione su cosa significhi essere umani e fino a che punto un robot possa essere considerato tale, se mai possa provare qualcosa o rimanga semplicemente una “cosa”.

Lo stile dell’autrice è magnifico, il linguaggio calibrato perfettamente, il tutto a plasmare atmosfere cariche di emozioni, toccanti, spesso eteree e oniriche.

Ho veramente amato questo libro, questa storia d’amore e separazione così triste, in fondo, questa difficile crescita interiore della protagonista e la sua presa di coscienza di ciò che è lei, di cosa prova davvero e cosa vuole.
Del suo essere, in fondo, diversa e divisa dagli altri quanto lo è Finn, anche se per motivi differenti.
Bellissimo e commovente fino all’ultima pagina, pur con tutte le sue imperfezioni.

My rating: 4.5/5

Cassandra Rose Clarke
The Mad Scientist’s Daughter
Ed. Angry Robot

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2 thoughts on “Cassandra Rose Clarke, “The Mad Scientist’s Daughter”

  1. Lo sto leggendo in questi giorni – sono proprio all’inizio. Il mio timore è che non metta nulla di nuovo rispetto ai concetti classici dei robot (a parte la storia d’amore immagino) di Asimov (che aveva parlato del robot tutore, dei diritti dei robot, etc…)

    1. Da quel punto di vista non aggiunge nulla di inedito (sorry) – e non credo fosse nemmeno l’intento dell’autrice.
      Il focus è tutto sulla protagonista umana, sulla sua vita, sul suo sentire e rapportarsi con Finn. Non viceversa. Né c’è una vera (o inedita) riflessione sul rapporto uomo-robot.

      A tal proposito, avevo scritto un pezzo lo scorso anno: http://hypernext.wordpress.com/2012/02/13/ma-gli-androidi-sognano-pecore-elettriche/
      Non è auto-pubblicità, magari ti può dare qualche spunto per approfondire. 😉

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