Max Barry, “Lexicon”

Un romanzo dal sapore distopico che ruota intorno al potere del linguaggio, capace anche di manipolare le persone ai propri fini se adeguatamente usufruito.

Questa la presentazione davvero intrigante dell’ultimo romanzo di Max Barry, Lexicon.

La trama segue essenzialmente due storie distinte, ma interconnesse, quella di Wil Jamieson e quella di Emily Ruff.

Emily Ruff è un’orfana che vive per strada, arrangiandosi come può per sopravvivere, fino a quando viene notata da alcuni individui particolari che le offrono di sottoporsi a dei test per entrare in una scuola del tutto esclusiva.
Questo istituto si trova da qualche parte al di fuori di Arlington, in Virginia, ove a un gruppo scelto di studenti viene insegnata l’arte del linguaggio, ossia una sorta di dialettica coercitiva che consente di sfruttare la potenza nascosta della parola, tramite degli specifici marcatori psicografici, per manipolare la mente degli individui.
I più alti in grado di questa organizzazione, segreta ma molto influente, occupano ruoli fondamentali nell’organizzazione e sono chiamati i “Poeti”, poiché la poesia è ritenuta la forma più alta e idonea al loro scopo e in quanto queste persone adottano il nome di un famoso poeta, mai rivelando la propria vera identità.

Emily in breve tempo diventa un vero prodigio, rivelando un inatteso talento, tanto che le si prospetta un radioso futuro nell’organizzazione. Almeno fino a quando non fa un errore catastrofico, ovvero si innamora.

Nel frattempo, un uomo apparentemente innocente di nome Wil Jamieson viene brutalmente assalito da due strani uomini nel bagno di un aeroporto. Benché non ricordi nulla, Wil è la chiave di una guerra segreta tra fazioni rivali di Poeti, e dovrà attraversare pericoli e minacce sia per scoprire la verità sul proprio passato che per capire la misteriosa scomparsa dalle mappe di un’intera città australiana.

Man mano che le due vicende scoprono punti di contatto, si rivelano anche le reali motivazioni che spingono ad agire i Poeti, mostrando fino a che punto la situazione mondiale sia diventata critica.

Il romanzo è sicuramente ambizioso e la premessa affascinante, benché ammetto non mi abbia soddisfatto pienamente.

I primi capitoli sono colmi di azione, ma è davvero arduo trovare le coordinate per comprendere cosa stia accadendo.
La trama nella prima metà è vivace, brillante, da vero thriller. Tuttavia, il continuo alternarsi delle due vicende distinte, comprensive di eventi presenti e flashback passati, rende difficile seguire linearmente gli accadimenti e prendersi a cuore i personaggi.
Dal punto in cui Emily si innamora e le vicende successive, secondo me la narrazione inizia a perdere un po’ di smalto. L’intreccio amoroso, benché abbia un suo preciso ruolo e non sia fine a se stesso, non mi è piaciuto, diventa troppo il fulcro dell’attenzione ed è patinato di un genere di mielosità che non digerisco.

Questo mi ha fatto man mano perdere interesse nella lettura.
Inoltre, attendevo trepidante il punto in cui l’autore spiegasse come la lingua avesse il potere di manipolare, quali psicogrammi suscitavano nella mente umana una reazione, oltre a mettere da parte sentimentalismi per concentrarsi su maggiori riflessioni sociali di questo uso distopico del linguaggio.
Purtroppo questo passaggio non è mai arrivato, con mia grande delusione.
Il libro, così, per me, per quanto abbastanza gradevole e dalle premesse allettanti, è in qualche modo monco di una parte fondamentale, quella che pondera sulle potenzialità della parola appunto, e sciupato da una storia d’amore dal gusto troppo adolescenziale.

My rating: 3.5/5

Max Barry
Lexicon
Ed. The Penguin Press

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