John Ajvide Lindqvist, “Lasciami entrare”

Freddo.
Un freddo pungente ma non assoluto, strisciante fin nel midollo da gelare anche il cuore.
Un crepuscolo affogato nella bruma e nel silenzio che si staglia davanti, celando orrori e misteri.
Ma il mostro più grande è quello che cresce celato nell’animo dell’uomo (non a caso Lautréamont scrisse “Qual è il più profondo, il più impenetrabile dei due? L’oceano o il cuore umano?”), roso e avviluppato nella propria insondabile e inaccessibile solitudine.

Questo il brivido, l’immagine che mi si presenta alla mente quando penso a questo meraviglioso romanzo di Lindqvist, dolce e spietato, crudo e lirico.

Sono proprio l’ambientazione e l’atmosfera ad essere protagoniste della prima parte del libro, che si apre con uno scorcio su un anonimo sobborgo Stoccolma , dove, il 21 ottobre del 1981, avvicinandosi, non a caso, Halloween e la ricorrenza dei Morti, viene ritrovato il cadavere di un ragazzo appeso a testa in giù e dissanguato.
Man mano vengono presentati i personaggi del romanzo, ciascuno scolpito con magistrale bravura, ciascuno caratterizzato dal proprio guscio di innominabili segreti, che siano vizi o vergogne, e sullo sfondo questo panorama da fiaba nera nordica.

Infatti, una delle peculiarità dei personaggi è che tutti, anche se in modo e in grado differente, suscitano compassione e tenerezza, quanto ripugnanza o timore.
Nessuno è davvero puro ma nemmeno del tutto cattivo. È palpabile il loro senso di stanchezza, di esistere forse, di essere quello che sono, buoni o malvagi.
Soprattutto, sono soli.
Questo, forse, è uno degli aspetti che rendono raccapricciante e al contempo affascinante il libro: si entra totalmente nella storia, si palpita all’unisono con i protagonisti, ci si immedesima nelle vicende.
Tuttavia, man mano che tutti i personaggi fanno il loro ingresso, la ruota della trama gira sempre più intricata e vorticosa: il ritmo si fa più serrato, la violenza diventa efferatezza, le ombre assumono le forme di mostri reali.
E di fronte a questa dettagliata, grottesca e raccapricciante atrocità, il cuore del lettore urla il proprio distacco… Che non riesce ad essere totale, perché nel fondo peceo del proprio cuore sa che nessuno è del tutto nocente né innocente, che la bruttura così come la bellezza sono lo yin e yang dell’animo di ciascuno, nessuno escluso.

C’è Eli, poi, questo vampiro, sorta di ermafrodito dai labili contorni, diafano e triste, che è un personaggio straordinario. Con poche pennellate, l’autore sa renderne tutta la tragica avvenenza, il suo passato e gravoso, lo sguardo che immagino stillante malinconia. L’infelicità e la dannazione. Senza fine.

Ho amato questo libro perché è agghiacciante e sconvolgente, con descrizioni talmente crude e realistiche da percepirne la tridimensionalità, una storia maledetta di esseri altrettanto dannati e soli, ma è altrettanto poetico, delicato e toccante, quasi evanescente in alcuni passaggi.
È un libro sul male del singolo, ma anche sui mali sociali (droga, violenza, bullismo, pedofilia, …).
Una trama assolutamente originale, che nulla ha a che vedere né con i vampiri classici né con le scimmiottature odierne, e uno stile impeccabile che sa trascinare in un abisso oscuro e catartico.

My rating: 4.5/5

John Ajvide Lindqvist
Lasciami entrare
Traduzione di Giorgio Puleo
Ed. Marsilio

Annunci

Un pensiero riguardo “John Ajvide Lindqvist, “Lasciami entrare”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...