Thomas Pynchon, “Contro il giorno”

«Sono qui, tra di voi, in cerca di asilo dal nostro presente – il vostro futuro – un’epoca di carestia mondiale, scorte di carburante esaurite, povertà terminali: la fine dell’esperienza capitalistica. Una volta compresa la semplicità termodinamica che le risorse della terra sono limitate, ed anzi destinate ad esaurirsi presto, l’illusione capitalistica andrà a rotoli. Quelli di noi che dissero questa verità furono denunciati come eretici, nemici della Fede Economica prevalente, come dissenzienti religiosi di un’epoca passata, fummo costretti a emigrare senza altra scelta che salpare su quell’oscuro Atlantide tridimensionale noto come Tempo».

Thomas Pynchon non è un autore affatto semplice e anche questo imponente romanzo (tradotto magistralmente) lo riprova.

Non certo per la mole fisica di 1127 pagine, ma poiché ogni pagina, paragrafo, parola racchiude tutta la complessità della vita, un prisma di metafore e rimandi (interni ed esterni al romanzo stesso). Da un fievole nucleo si dipartono storie di personaggi e nazioni, relazioni politiche internazionali e rapporti umani segnati da tutto lo spettro dei sentimenti, vicende labirintiche e aggrovigliate delle quali spesso non è subito comprensibile il senso comune. Solo procedendo nella lettura, le fila vengono un poco dipanate. Solo un poco, sì. Infatti, in questo universo multiforme, nel quale − proprio come nel nostro − è facile perdersi (o smarrire se stessi), nemmeno nel finale si ha una chiosa rassicurante, risolutiva, consolatoria (perché, per dirla con Pirandello “la vita non conclude”) – peculiarità, oltretutto, di tanta narrativa postmoderna.

Intrecciando storia reale e fittizia, in una miriade di collegamenti intratestuali e richiami a fonti esterne, seguendo lo scorrere del tempo storico ma non dando mai per scontata la possibilità di sovvertire le leggi della scienza e del tempo stesso, lasciando intravedere possibili utopie, con la consueta ironia venata d’amarezza l’autore racconta sotto metafora del nostro mondo e dei rapporti umani, cercando di svelarne i vizi più corrotti, le debolezze, le contraddizioni che mai possono separare nettamente bene/male o giusto/sbagliato, ma anche quegli spiragli di autenticità che danno la speranza e il coraggio di mettersi in gioco, di credere, di esistere.

«Ci sono luoghi di cui abbiamo paura, luoghi che sogniamo, luoghi dai quali diventiamo esuli senza mai saperlo fino a quando, qualche volta, è troppo tardi».

E i perni simbolici di tutto questo gioco sono rappresentati dalla Terra rispetto l’aeronave della Compagnia del Caso, dalle città reali rispetto all’utopica città di Shambala.
Su tutto, simbolo dell’intera opera, il mitico Spato d’Islanda, minerale che è varco verso la conoscenza in tutta la sua complessità e sfaccettature, via mistica e scientifica tanto dei piani reali che di dimensioni altre, lente che svela la duplicità di tutte le cose (lo stesso Spato ha valenza positiva e non), le quali in sé però mantengono sempre un cuore imperscrutabile, di fronte al quale si rimane smarriti, senza risposta conclusiva. Forse a questa verità ultima può dare senso soltanto ogni singolo uomo, conferendole la sua propria interpretazione personale (mutevole e forse errata), che corrisponde alla rotta e al senso che ciascuno decide di dare alla propria vita.

My rating: 5/5

Thomas Pynchon
Contro il giorno
(traduzione di M. Bocchiola)
Ed. Rizzoli

«A ogni calar di notte, quelli che lo avevano scambiato per un segno cosmico, si rattrappivano sotto il cielo immaginando catastrofi ancora più stravaganti. Altri, a cui l’arancione non sembrava colore idoneo all’Apocalisse, sedevano a leggere sulle panchine pubbliche, tranquilli, assuefacendosi allo strano pallore. Man mano che passavano le notti e non succedeva nulla e il fenomeno tendeva ad affievolirsi nei consueti violetti più scuri, i più ebbero difficoltà a ricordare la precedente ascesa del cuore, il senso di un inizio e di una possibilità e di nuovo tornarono a cercare solo l’orgasmo, l’allucinazione, lo stupore, il sonno, che li portassero attraverso la notte e li predisponessero contro il giorno».

Post pubblicato originariamente su Interno-2

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2 thoughts on “Thomas Pynchon, “Contro il giorno”

  1. Stupendo! Questo tomo è ancora lì che aspetta sulla mia libreria, reclamando la mia attenzione e il mio tempo. Ma l’altro giorno, colto da astinenza da Pynchon, dopo essermi riletto per due anni di fila i racconti di “Un lento apprendistato” e poi “L’incanto del Lotto 49”, ho attaccato “Vizio di forma”. Un Pynchon atipico, molto più leggero del consueto, che mi sembra molto influenzato dalla scuola del crime novel americano, soprattutto Elmore Leonard. Ma pur sempre Pynchon, con tutte le sue idiosincrasie e manie. Un’esperienza… “Contro il giorno” può aspettare: me lo riservo per un periodo un po’ più tranquillo… 😉

    1. “Devi” leggerlo, è monumentale ma al contempo splendido!
      Sono più che certa l’adoreresti. 🙂

      Verso fine mese esce il nuovo romanzo, “The bleeding edge”, sono curiosissima di scoprire com’è!

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